L’inizio del giro di boa?

 

 

 

 

Nella foto, l’assassinio di Ceausescu e della moglie

Apprendiamo dal sito russo VZGLIAD.RU (https://vz.ru/world/2019/1/10/958599.html ), a sua volta ripreso dal sito francese HISTOIREETSOCIETE ( https://histoireetsociete.wordpress.com/2019/01/11/ce-qui-se-passe-en-roumanie-devrait-effrayer-porochenko/) che ci permette di rendere il messaggio fruibile in extra-cirillico, che dopo un ampio lasso di tempo di letargo al servizio dell’impero anglo-americano, nei paesi che hanno sofferto le “rivoluzioni colorate” forse, queste ultime inizieranno a mostrarsi per quello che sono state veramente.

S’inizia con una notizia assolutamente silenziata sulla pseudo libera stampa europea: “In Romania sono stati giudicati gli ex-capi del Paese che organizzarono l’esecuzione dei coniugi Ceausescu.”

Da questa informazione in avanti, si procede a paventare per gli altri super oligarchi politici dell’est europeo, la possibilità di una revisione storica e giudiziaria del percorso “fulmineo” delle varie rivoluzioni poco cruente (non tutte…) avvenute prima dei periodi di permanenza dei Gorbaciof presso le residenze dei Regan & C.

 

 

Nella foto i Gorbaciof dai Regan…

 

 

 

 

Da pochissime temerarie pagine, in passato, venne riportato che l’assassinio su commissione di Ceausescu si era reso necessario perché non “cedeva con le sole minacce”. Sempre da quelle pagine, fuori dal coro mediatico di normalizzazione, si sostenne che prima dell’esecuzione, con sua moglie giustiziata a freddo con lui, Ceausescu cantò l’Internazionale.

 

Postiamo qui sotto l’incipit dell’articolo, giusto per far capire quanto in profondità stia andando la fase giudiziaria rumena, e quanto devono iniziare a temere i fautori dei disastri non ancora conclusi ma iniziati ad esempio con il caso Maidan, in Ucraina.

“In Romania sono stati giudicati gli ex-capi del Paese che organizzarono l’esecuzione dei coniugi Ceausescu. Questa potrebbe essere considerata un fatto locale, se il rovesciamento del Partito Comunista Rumeno non costituisse il prototipo delle “rivoluzioni colorate”, successivamente applicate in Jugoslavia, Georgia e Ucraina. Ora tali rivoluzioni divorano i propri figli. Il processo all’ex-presidente rumeno Ion Iliescu e ad altri politici dell’ “era rivoluzionaria” è entrato nella fase finale. Sono tutti accusati di “crimini contro l’umanità” commessi dopo il 1989, e in particolare Iliescu, che usò metodi autoritari nei suoi due mandati presidenziali. Tuttavia, l’accusa è subito andato oltre questo quadro vago: “disinformazione” e “provocazione di rivolte” venivano aggiunte. Questo tribunale può diventare un precedente per i politici che non hanno alcun legame con la Romania. Ad esempio, Pjotr Poroshenko e altri capi di Maidan ucraina. La Romania, ovviamente, è un Paese peculiare, ma in alcune aree della vita pubblica è piuttosto innovativo. Tuttavia, tale “innovazione” dà talvolta l’impressione che la vicina Ungheria usi i rumeni come cavie per esperimenti sociali e politici. Questo vecchio comportamento ungherese, così come l’atteggiamento degradante nei confronti degli zingari alla fine del XX secolo, acquisisce un pronunciato carattere da “Maidan”. Sperimenta coi rumeni e esporta la tecnica altrove. Ad esempio, alla fine degli anni ’80 i rumeni furono gli unici nel Patto di Varsavia a rovesciare il sistema comunista con la violenza aperta e l’esecuzione del capo dello Stato Nicolae Ceausescu e della moglie Elena secondo un “tribunale” grand-guignolesco. Apparve subito chiaro che la “rivolta popolare” fu organizzata dalla CIA e preparata in Ungheria. I liberali continuano a sventolare la minaccia del “destino di Ceausescu” ai leader non approvati, da Lukashenko a Kim Jong-un. E sebbene il “metodo rumeno” non sia stato universalmente riconosciuto, anche dai suoi autori, le famose rivoluzioni colorate “non violente” si diffusero da allora. Inoltre, i rumeni sperimentarono, a quanto pare, tutte le tecnologie appropriate, dall’uso degli studenti alla manipolazione della coscienza con slogan e meme. E ora, in Romania (per la prima volta nel continente), si fa un passo indietro nonostante l’ovvia adesione ai “valori occidentali” e ad altre forme di sottomissione all’ordine mondiale sviluppate dal 1991.”

Lontano per ora,  ma inesorabilmente si avvicina il tempo in cui verranno rivisitate tutte le menzogne che sono state stratificate per rendere servizio al potere che tentava di procrastinare il proprio ruolo.

Il crollo dell’unico contendente di allora all’egemonia anglo-americana, iniziava proprio dai paesi che facevano loro malgrado da sostanza nel blocco socialista. Il giro di boa, potrebbe cominciare piano, piano, proprio da quei paesi che sono rimasti delusi del cambio di casacca.

Per ora registriamo un segnale, importante.

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