Grazie a Zio non siamo giornalisti

 

di Lito

Non siamo giornalisti, proprio grazie a Zio Sam. Per decenni abbiamo lavorato nell’ambito della comunicazione, …. e con più accumulavamo esperienza e conoscenza, con più ci sentivamo senza la voglia di far parte della categoria che si protegge come una vecchia corporazione, quasi come i …… di ventennale memoria. Grazie a Zio Sam proprio perché abbiamo lavorato nella pancia di una, forse la,  più grande multinazionale della comunicazione con base a Burbank, California, USA.

Fatta questa premessa per inquadrare il sistema di criptografia politica che ci contraddistingue, entriamo nel merito di una spiegazione che potrà servire da base di partenza per capire che non si lanciano da qui notizie con secondi fini. In pratica vi assicuriamo che, se un’informazione la leggete su questo sito, vuol dire che dopo averla scelto in base alla nostra “sensibilità geopolitica”, l’abbiamo esaminata valutandone il contenuto. Punto.

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I limiti della distruttività americana

Capitan America, prima il mito e poi la decadenza

di Dmitry Orlov*

La politica estera degli Stati Uniti è sempre stata diretta a distruggere tutto ciò che non era ritenuto sufficientemente americano, sostituendolo con qualcosa di più accettabile, specialmente se quel qualcosa permetteva alla ricchezza di fluire negli Stati Uniti dall’esterno. I compromessi erano riservati all’URSS, ma anche lì gli americani cercavano costantemente di imbrogliare. Per tutti gli altri c’era solo la sottomissione, che di solito era discretamente mascherata da un lato positivo: un posto al grande tavolo che offriva migliori possibilità di pace, prosperità e sviluppo economico e sociale.

Certo, era una cosa abbastanza semplice perforare questo velo di cortesia ipocrita e sottolineare che gli Stati Uniti, vivendo ben oltre i propri mezzi, sono riusciti a sopravvivere solo saccheggiando il resto del mondo, ma chiunque abbia osato farlo sarebbe stato ostracizzato, sanzionato, modificato dal regime, invaso e distrutto, qualunque cosa fosse necessaria.

L’establishment statunitense ha profuso la sua ira su chiunque abbia osato opporsi ideologicamente, ma ha riservato le sue forme più estreme di malizia a coloro che hanno osato commettere il peccato capitale di tentare di vendere petrolio con qualcosa di diverso dai dollari USA. L’Iraq è stato distrutto per questa stessa ragione, quindi la Libia. Con la Siria il juggernaut ( termine inglese che indica una forza inarrestabile, reale o metaforica-ndt) si impantanò e si bloccò; con l’Iran è improbabile che neppure inizi mai.

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Gli avvistamenti di Zombi, come di Unicorni, son frequenti in Corea del Nord

Avevamo preparato questo articolo per metterlo su THINGS CHANGE info. il giorno successivo alla sua pubblicazione su MintPress News, ma alcuni altri siti italiani ci hanno preceduto e abbiamo rinunciato al momento per non inflazionarne la proposta. Però il pezzo è talmente gradevole e presenta la ridicola caccia alle streghe delle multinazionali dell’informazione al suo meglio, che riteniamo appropriato inserirlo ora come “lettura estiva”. 

A dar credito ai media mainstream, la Corea del Nord è una terra piena di campi di prigionia, zombi e unicorni.

di  Alexander Rubinstein

Venerdì, il quotidiano sud-coreano conservatore Chosun Ilbo ha riferito di aver appreso da fonte anonima che Kim Yong Chol, l’inviato nord-coreano negli Stati Uniti, era stato deportato in un campo di lavoro in seguito al fallimento dei colloqui con l’amministrazione Trump, svoltisi ad Hanoi. Queste affermazioni sono state riprese praticamente da tutti i media americani, spesso senza far riferimento alla particolare e singolare fonte anonima. Avevano avuto parimenti ampia diffusione voci secondo cui altri quattro funzionari di alto rango sarebbero stati licenziati, giustiziati o mandati in campi di prigionia. Ora, i media sono stati costretti a ritrattare, dopo che Kim Yong Chol è stato visto partecipare con il presidente Kim Jong-un ad una performance artistica.

Alla richiesta di commentare il fatto, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato: “Abbiamo visto il rapporto… stiamo facendo del nostro meglio per verificarlo.

Anche se gli altri funzionari, che sarebbero scomparsi nei modi più svariati, non sono ancora stati individuati, ci sono moltissime ragioni per essere scettici sulle loro sorti presunte.

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Il giorno in cui l’Africa divenne quasi uno stato unito

Ritorniamo sulla tematica dello Stato Unico Federale d’Africa che anche recentemente abbiamo toccato. Solo l’autodeterminazione del continente, la sua uscita totale dal neocolonialismo, potrà contribuire ad una geopolitica senza egemonie imperialiste

Immagine correlata

di Ismail Akwei

Il sogno di un’Africa unita è iniziato molto prima della formulazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OAU) nel 1963 a seguito di un intervento del re di Etiopia, Haile Selassie I ad Addis Abeba.

All’inizio degli anni ’60, quando l’indipendenza stava spazzando il continente colonizzato, i combattenti della liberazione e gli eroi dell’indipendenza parlavano genericamente di un’Africa unita che avrebbe messo fine alla colonizzazione in tutto il continente.

l primo presidente del Ghana, Dr Kwame Nkrumah, aveva espresso l’idea nel 1957, quando la Costa d’Oro (Gold Coast – attuale parte del Ghana-ndt.) ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Aveva proposto una immediata unità del continente.

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Separare la realtà dalla finzione sul Venezuela


Illustrazione di Nathaniel St. Clair

di Nino Pagliaccia*

Lo scorso aprile si è celebrato un anniversario speciale per Cuba, ma sul quale tutti dovremmo riflettere tenendo conto degli eventi attuali in America Latina, in particolare in Venezuela. A metà aprile 1961, tre città a Cuba furono bombardate contemporaneamente dall’aria. Immediatamente il governo degli Stati Uniti aveva affermato che i disertori cubani avevano portato avanti l’azione con aerei e piloti cubani. I media rapidamente “confermavano le azioni”.

Questi erano attacchi “false flag” (sotto falsa bandiera-ndt.) organizzati dagli Stati Uniti.

In una grande manifestazione di massa a La Habana il giorno successivo, Fidel Castro aveva pronunciato un discorso molto importante in cui aveva richiamato John Kennedy e i bugiardi dei media. Quello fu il discorso in cui Fidel dichiarò il “carattere socialista” della Rivoluzione cubana. [1]

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Gli Stati Uniti cercano le ‘terre rare’ in Africa, dopo aver minacciato la tecnologia emergente della Cina

Gli Stati Uniti cercano le ‘terre rare’, preziosi minerali, in Africa, temendo il blocco delle forniture dalla Cina. Lo sviluppo arriva in seguito alle notizie secondo le quali le autorità cinesi potrebbero muoversi per limitare le vendite di terre rare agli Stati Uniti come rappresaglia per le maggiori tariffe di Washington sui beni cinesi.
Il Pentagono ha avviato colloqui con diverse compagnie specializzate nell’estrazione di terre rare in tutto il mondo, tra cui Mkango Resources Ltd del Malawi e Rainbow Rare Earth Ltd del Burundi, come parte dei piani per ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi di questi minerali cruciali, riferisce il quotidiano statunitense The New York Times .
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Un egemone sotto scacco

Non è un articolo recentissimo, ma condensando le valutazioni sull’Impero anglo-americano di Orlov fatte nell’ultimo semestre circa, è da intendersi come una sua previsione sui tempi lunghi, costruita confrontando gli accadimenti in divenire. Le valutazioni sono sempre più mirate nel corso degli ultimi anni; lo sostiene chi segue Orlov da quando, primo tra tutti gli analisti e con notevole anticipo, avvertiva della prossima implosione dell’Impero sovietico.

di Dmitry Orlov

Secondo l’opinione di molti commentatori, in ogni caso intelligenti e ben informati, una guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbe scoppiare in qualsiasi momento. Le loro prove a favore di questa teoria consistono in alcune portaerei americane che si suppone siano in rotta verso il Golfo Persico, zona di mare che l’Iran ha minacciato di bloccare in caso di attacco. Per arrivare ad un risultato del genere, l’Iran non dovrebbe comunque fare nessuna azione cinetica; sarebbe sufficiente la minaccia di attaccare qualche petroliera, in modo da annullare la copertura assicurativa, per impedire loro di imbarcare il greggio o di salpare. Una cosa del genere bloccherebbe le consegne di quasi i due terzi di tutto il petrolio trasportato via mare e causerebbe un danno economico veramente impressionante, talmente sbalorditivo che le economie basate sul petrolio delle nazioni importatrici (e persino di quelle esportatrici) potrebbero non riprendersi mai.

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Il roteare gli occhi d’estate

Finalmente ci viene spiegato brevemente perché è stata una cosa positiva bruciare combustibili fossili. A farlo, nel mezzo di altre valutazioni d’attualità geopolitica è l’Ingegnere Dmitry Orlov, colui che con anni d’anticipo predisse – ridicolizzato dall’intellighenzia occidentale, compresa quella di sinistra – la completa dissoluzione sovietica. Torneremo sul tema della “bufala climatica” da settembre, scoprendo che alcune tra le voci più qualificate in materia sono state bandite dal mondo scientifico per paura di contagio…e perdita di prebende.

di Dmitry Orlov*

Non c’è molto da segnalare che non ho già segnalato. Quello che succede è più o meno lo stesso, ma l’atteggiamento sembra essere cambiato. Un nuovo sviluppo è il Global Eye-Roll (Rotazione d’occhi globale-ndt.) e, a questo ritmo, potrebbe presto diventare uno sport olimpico. 

Gli Stati Uniti sono in modalità “pilota automatico“, in rotta verso il collasso, sommersi dal debito e politicamente disfunzionali, ma cercano ancora di fare i prepotenti con il mondo. In risposta, il mondo ha praticato il controllo globale coordinato: gli americani (e / o i loro delegati) danneggiano alcune petroliere nel Golfo Persico e danno la colpa all’Iran – tempo per un occhiata extra. Poiché questo non ha l’effetto desiderato, gli americani (e / o i loro delegati) … decidono che è ora di danneggiare altre petroliere nel Golfo Persico e dare la colpa all’Iran – ora per un altra occhiata. Nel frattempo, ci sono un sacco di navi della marina statunitense che fumano per il Golfo Persico, e questo è un segno sicuro che le ostilità aperte con l’Iran saranno evitate perché quelle navi sono molto costose, non ci sono soldi per rimpiazzarle e dato la missilistica molto avanzata dell’Iran sono come delle anatre sedute.

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I più grandi problemi del mondo sono stati risolti

di Dmitry Orlov*

Cinque anni fa, quando Angela Merkel, all’epoca rispettata leader della più grande potenza economica dell’Unione Europea, era stata intervistata in merito ai maggiori problemi che il mondo avrebbe dovuto affrontare, aveva citato i tre seguenti punti chiave:

• L’annessione della Crimea da parte della Russia

• L’epidemia di Ebola

• L’ISIS in Siria

Sono lieto di riferire che, da allora, tutti e tre i più importanti problemi che, secondo Frau Merkel, avrebbero minacciato il mondo sono stati risolti e che ora [la Cancelliera] può andare tranquillamente in pensione. Ironia della sorte, nessuno di essi è stato risolto da lei, dal suo governo, dalla sua nazione, dall’UE, o da tutto l’Occidente nella sua globalità.

Quando tutta la retorica sulla Crimea si era spenta, era venuto fuori che erano stati gli stessi Crimeani a votare in modo schiacciante a favore dell’unione con la Russia, mentre la Russia aveva aderito alla loro legittima richiesta. I Tatari di Crimea, una significativa minoranza, ora sono particolarmente felici, dal momento che la loro lingua è diventata uno dei tre idiomi ufficiali, insieme al russo e all’ucraino. Nel frattempo, la retorica sui media occidentali è rimasta sempre la stessa, ma i fatti alla base si sono rivelati inconsistenti. L’uso del termine “annessione” è particolarmente privo di significato: nel diritto internazionale l’annessione richiede l’uso della forza, l’annessione volontaria non esiste. Anche se la frase “l’annessione della Crimea” è ancora usata dai media occidentali, le parole suonano vuote, perché il problema numero uno al mondo è stato risolto. Quindi, chi l’ha risolto? Umm … i Russi?

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Mercenari nelle reti socilai e in Intenet come arma di guerra contro Cuba

La decaduta Yoany Sháncez ricevuta a Washington in un tentativo di rilancio

di M. H. Lagarde*

In linea con l’essenza della sua politica editoriale, il giornale filogovernativo della mafia anti-cubana di Miami, “El Nuevo Herald”, è tornato a mentire su Cuba.
Questa domenica l’ha fatto ri-postando un’informazione pubblicata dal sito “indipendente” ‘14 y medio’, circa un secondo ‘tuitazo’ presumibilmente pubblicato da utenti cubani, che chiedevano alla compagnia telefonica ETECSA di abbassare i prezzi della connessione di Internet.

Grafica pubblicata nell’account Twitter di Iroel Sánchez @iroelsanchez (La Pupila Imsomne)

Con la manipolazione dei risultati dell’evento, la falsificazione che le statistiche smentiscono, e che serve solo a illustrare la capacità di distorcere la realtà del giornale di un tempo, El Nuevo Herald cercava, fin dallo stesso titolo, di presentare il ‘tuitazo’ come un’iniziativa di «studenti, ingegneri informatici, clienti domestici di Nauta Hogar “, quando tutti sanno che questo tipo di “operazioni” fa parte della politica del governo degli Stati Uniti di utilizzare Internet come arma di guerra contro Cuba.
Come è accaduto in altre occasioni, il ‘tuitazo’ per richiedere la diminuzione dei prezzi di ETECSA è stato convocato da mercenari sullo stile di Yoani Sánchez, – curiosamente la direttrice del libello indipendente che serve da fonte per le diffamazioni del El Nuevo Herald – nei quali il governo degli Stati Uniti, dai tempi del Piano Bush fino a oggi, ha speso milioni di dollari per trasformarli questi personaggi in presunti opinion leader al suo servizio nei social network.
Come è noto, lo scopo del governo nordamericano di creare artificialmente presunte proteste nelle reti non è una novità, né per il mondo né per Cuba.
La stessa pratica è stata usata contro l’Iran durante le elezioni del 2009. Durante la cosiddetta “Onda Verde” – dove Twitter ha svolto un ruolo così importante che l’allora Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha ordinato di rinviare una manutenzione programmata ai server per l’Iran di questo social network – la maggior parte degli attivisti che presumibilmente denunciavano la frode delle elezioni, le manifestazioni e e la repressione in quel paese del Medio Oriente, non erano lì, come si voleva far credere, ma il territorio nordamericano.
L’ “esperimento” realizzato dal Dipartimento di Stato durante le proteste della cosiddetta Rivoluzione di Facebook e Twitter in Iran ha provocato 20 morti.

Florida, Texas, Tennessee y Georgia sono gli stati che guidano la «protesta ciudadana» in Twitter dei  cubani. Fonte: La Pupila Imsomne – Cuba

Nel caso cubano, recentemente abbiamo denunciato un tentativo di manipolazione simile durante il Referendum Costituzionale, nel quale si è ricorsi un’altra volta a Twitter per favorire, mediante l’utilizzo dell’hashtag #YoVotoNo, il rifiuto dei cittadini e offrire al mondo una falsa immagine di opposizione al governo.
Tra i principali implicati in questo tentativo troviamo l’OCB, ufficio del governo degli Stati Uniti al quale appartengono Radio e TV Martí, che, in un documento pubblico, aveva appena annunciato, a proposito dell’incremento di accesso a Internet a Cuba, la creazione nell’Isola di attrezzature digitali per creare “account Facebook fittizi per diffondere informazioni. Le pagine aperte a Cuba aumentano infatti le possibilità di apparire nelle notizie degli utenti cubani di Facebook”.
Allora, come oggi, nel caso della “protesta” contro ETECSA, tra i protagonisti del progetto eversivo si trovava la mercenaria Yoani Sánchez, un pallone gonfiato a forza di dollari da parte del governo degli Stati Uniti per tali scopi.
Vale la pena ricordare le dichiarazioni di questo personaggio sulla possibile realizzazione di un’Onda Verde a Cuba. In un’intervista nel 2009, quando la portata di Internet era ancora troppo incipiente, l’allora bloguera disse:
“Penso che siamo ancora un po’ lontani. La società civile è ancora un po’ frammentata, i punti d’incontro, i modi di connettersi gli uni agli altri, molto deboli, ma non penso che questo futuro sia remoto. È possibile che in un paio d’anni saremo in grado di reagire in questo modo. Per allora ci saranno tecnologie più sofisticate e forse l’Onda Verde cubana sia persino più intensa”.

Yoani Sánchez con il suo amico e protettore, il senatore Marco Rubio.

Coloro i quali si sono recentemente connessi alla rete grazie agli sforzi compiuti da ETECSA per superare il blocco dovrebbero sapere che, sia lei che il sito internet “indipendente” che gestisce, fanno parte del Gruppo di Lavoro o Task Force che, mediante “l’inasprimento della politica degli Stati Uniti verso Cuba”, cerca di promuovere attraverso Internet “il flusso di informazione libera senza regolamentazione all’interno dell’isola”.
Il “flusso di informazioni libere e senza regolamentazioni” è in sintonia con la serie di bugie che tutti i giorni giornali come El Nuevo Herald, pubblicano su Cuba e il cui scopo non è altro che, con l’aiuto della Legge Helms-Burton e altri orrori genocidi, quello di provocare una crisi che permetta di incitare alla destabilizzazione dalle reti sociali.
Bisogna anche dire che a questo tipo di personaggi, il benessere del popolo, qualunque sia, in realtà non importa un bel niente, per la semplice ragione che questo si esso si contrappone all’essenza della loro missione e unico interesse; il comfort che offre loro il lavorare al servizio di una potenza straniera.

*M.H.Lagarde è un giornalista cubano, direttore di CubaSi

Traduzione: MC²

Fonte: CubaSi – Cuba

http://cubasi.cu/cubasi-noticias-cuba-mundo-ultima-hora/item/94377-mercenarios-en-las-redes-y-la-internet-como-arma-de-guerra-contra-cuba