Le cose NON cambiano: si chiude!

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…e nello specifico,

il sito dopo dodici anni langue, forse per il fatto che i temi che tratta sono ostici e ai più veramente poco interessanti. Non è stato possibile passare ad altri la mia  esperienza, ben precedente al sito stesso. Colpa mia e fallimento. Il sito mi aveva dato a fasi alterne anche molte soddisfazioni. Soprattutto essere letto in giro per il mondo è stato gratificante. Ultimamente con il diffondersi dei traduttori automatici, le utenze si erano spostate verso oriente. Anche questo è significativo. Ho potuto produrre poco di mio negli ultmi anni e ho riportato molto dagli analisti geopolitici che ho stimato di più. Metto qui sotto l’ultima torta che spiega gli spostamenti di cui sopra. Il numero degli utenti non è mai aumentato: sempre attorno ai 250 contatti/giorno, con punte a 500 e con periodi -invernali europei- con medie sopra i 350.

Troppo pochi. I followers preferiscono interagire, scrivere, dire la loro e commentare. In un mondo dove tutti scrivono anche di aria fritta (vedi facebook), nessuno legge. Questo sito era su un altro pianeta. Chiude!

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Eventuali ultimi saluti o commenti li leggerò qui:

[email protected]  (no link,  copiare l’indirizzo)

Grazie.

Nestor

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Questa pagina, con tutto l’archivio precedente, rimarrà presente fino a quando il server non la chiuderà per mancato rinnovo della quota annuale presso il concessionario italiano. Dopo dodici anni di presenza sul web, senza una sola caramella di guadagno, senza una sola pubblicità, il sito se ne và nel vuoto.

 

La CIA voleva uccidere Assange

 

di Massimo Mazzucco*

Secondo una indagine appena conclusa da parte dei giornalisti di Yahoo News, nel 2017 la C.I.A. aveva progettato di rapire ed uccidere Julian Assange, che viveva da 5 anni rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana di Londra.

Già da anni gli americani cercavano di riportarsi a casa Assange, per poterlo processare pubblicamente, e fargli pagare con una pena esemplare l’inaudito gesto di aver rivelato le atrocità commesse dai soldati americani in Iraq.

Ma nel 2017 avvenne qualcosa di ancora più inaudito: mentre Assange viveva rinchiuso nell’ambasciata ecuadoriana, Wikileaks rilasciava il famigerato Vault 7, un immenso archivio segreto della C.I.A. che conteneva l’intero arsenale di guerra cibernetica dell’agenzia americana: malware, virus, trojans, sistemi di controllo remoto, con tutta la relativa documentazione per l’uso.

Questo aveva fatto scattare la rabbia incontrollata di Mike Pompeo, il nuovo direttore della C.I.A., il quale aveva apertamente definito Wikileaks “una organizzazione terroristica non- statale”.

Questa nuova definizione andava ben oltre l’aspetto folcloristico delle parole, poiché permetteva alla C.I.A. di progettare operazioni – come appunto l’omicidio di Assange – che altrimenti le sarebbero state vietate.

Addirittura, fra i piani elaborati, c’era persino quello di uno scontro armato, nelle strade di Londra, con ipotetici agenti segreti russi che avessero cercato di prelevare Assange per portarlo a Mosca.

A quanto pare in questi progetti arrivarono fino al livello della presidenza Trump, ma non furono mai messi in atto perché si temeva che una uccisione di Assange eseguita in questo modo avrebbe portato agli Stati Uniti un danno di immagine troppo pesante.

Di fronte alle rivelazioni di Yahoo News, diversi senatori e deputati americano hanno “espresso sconcerto” per questa iniziativa della CIA così lontana dal rispetto delle regole e della democrazia.

Come se fosse la prima volta che succede.

*Massimo Mazzucco, regista e blogger tra i più importanti nel mondo, viene appositamente presentato come “il re dei complottisti” proprio perchè non si riesce ad appicicargli una etichetta più adeguata per screditarlo. Dimostrazione che i reggicoda del potere mancano pure di fantasia. Costretto a censure continue sulle sue produzioni, gestisce programmi informativi autoprodotti sul web e un sito tra i più visitati in Italia, Luogocomune. Ha vissuto e lavorato per oltre vent’anni a Hollywood.

Fonte: Luogocomune – Italia

https://www.luogocomune.net/

Dall’11 Settembre al Covid-19: il rifiuto del confronto

Le tre scimmie del tempio scintoista Toshogu simboleggiano il precetto di un saggio cinese: «Non parlare del male, non vedere il male, non ascoltare il male». Illustrano altrettanto bene la viltà dell’Occidente: «Non parlare della Verità, non vedere la Verità, non ascoltare la Verità».

Tutti abbiamo sulle labbra la parola “democrazia” e i media ci allertano sulle le derive autoritarie dei Paesi illiberali. Eppure c’è chi rifiuta di organizzare dibattiti per mettere a confronto opinioni contrastanti sull’11 Settembre e sull’epidemia di Covid-19

Le celebrazioni del 20° anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 presentano due versioni dei fatti assolutamente contrastanti: quella della stampa scritta e audiovisiva da un lato, quella della stampa digitale dall’altro. Secondo la prima, Al Qaeda ha dichiarato guerra all’Occidente compiendo uno spettacolare atto criminale; per la seconda, il medesimo atto è servito a mascherare un colpo di Stato interno agli Stati Uniti.

Ogni confronto tra i sostenitori delle due tesi è impossibile. Non perché i due schieramenti lo rifiutino, ma perché gli adepti della versione ufficiale − e soltanto loro − non lo accettano. Giudicano gli avversari “complottisti”, ossia nel migliore dei casi degli imbecilli, nel peggiore dei malevoli, dei complici − non necessariamente consapevoli − dei terroristi.

Una discordia che ormai investe ogni fatto politico importante. La visione del mondo dei due schieramenti è sempre più distante.

Com’è potuto accadere che una simile frattura tra cittadini si sia affermata in società che aspirano alla democrazia? Tanto più che la reazione a questa frattura − non la frattura in sé − impedisce ogni forma di democrazia.

UNA CONCEZIONE DEL GIORNALISMO PARTICOLARE

Oggi ci assicurano che il ruolo dei giornalisti è riferire fedelmente ciò che hanno visto direttamente. Eppure, quando un media locale ci chiede il parere su un argomento che ben conosciamo e in seguito vediamo come la questione è stata affrontata, spesso rimaniamo delusi. Abbiamo l’impressione di non essere stati capiti. Alcuni di noi si rammaricano per essersi imbattuti in un giornalista di scarso valore e conservano la fiducia nei media di massa. Altri si dicono che una piccola deformazione su questioni di modesto rilievo è indizio di deformazioni ben più rilevanti su argomenti molto più complessi.

Nel 1989 la folla andata ad ascoltare il dittatore rumeno Nicolaie Ceauşescu lo udì accusare i fascisti di aver inventato il massacro di Timişoara compiuto dai suoi torturatori. Disgustata dal diniego, la folla si ribellò e cominciò a scandire: «Ti-mi-şoa-ra! Ti-mi-şoa-ra!»: Ceauşescu fu rovesciato. La rete televisiva di Atlanta (USA), CNN, diffuse in diretta i pochi giorni della rivoluzione. La CNN fu la prima rete televisiva d’informazione in diretta e si trasformò in rete internazionale. Oggi sappiamo che il massacro di Timişoara non è mai esistito: altro non fu che una messinscena di cadaveri sottratti a un obitorio. Si venne poi a sapere che vicino alla redazione della CNN aveva sede l’ufficio di propaganda dell’Esercito USA.

La manipolazione di Timişoara funzionò solo perché avvenne in diretta. I telespettatori non ebbero il tempo di verificare né di riflettere. Nessun giornalista ne ha mai tratto le debite conclusioni sul piano professionale, in compenso la CNN è diventata il modello delle reti d’informazione in diretta, fiorite un po’ ovunque.

Durante la guerra del Kosovo del 1999 pubblicai un bollettino quotidiano che riassumeva le informazioni della NATO e quelle delle agenzie di stampa regionali (Austria, Ungheria, Romania, Grecia, Albania e così via) cui ero abbonato [1]. Sin dal principio constatai che quel che raccontava la NATO a Bruxelles non trovava conferma nelle notizie delle agenzie regionali, che descrivevano tutt’altro conflitto. Curiosamente, i giornalisti di tutti i Paesi, a eccezione dell’Albania, formavano un unico blocco: scrivevano testi fra loro compatibili, ma incompatibili con quelli della NATO. Settimana dopo settimana le due versioni erano sempre più divergenti.

Per rimediarvi, la NATO affidò la direzione della propaganda a Jamie Shea, che raccontò ogni giorno un aneddoto vissuto sul campo di battaglia. Presto la stampa internazionale non ebbe occhi che per lui. La sua versione s’impose nei media e nessuno più ritrasmise le agenzie di stampa, tranne il sottoscritto. Credevo che i due schieramenti mentissero e la verità andasse cercata tra i due partiti presi.

Alla fine della guerra, organizzazioni umanitarie, diplomatici e militari delle Nazioni Unite si precipitarono in Kosovo. Con loro grande sorpresa constatarono − come me − che i giornalisti locali avevano descritto fedelmente la realtà. Le affermazioni di Jamie Shea non erano che propaganda di guerra. Ma per tre mesi Shea fu ritenuto dai media internazionali l’unica fonte attendibile.

Anche i giornalisti che andarono in Kosovo si resero conto di aver riposto fiducia in personaggi usi a mentire con gran disinvoltura. Eppure rari furono coloro che modificarono il proprio orientamento. Ancor più rari furono coloro che riuscirono a convincere le redazioni dei loro giornali dell’inganno della NATO. La narrazione imposta dalla NATO era divenuta la Verità che i libri di storia avrebbero ripreso, a dispetto dei fatti. (altro…)

Brevi dal Draghistan

“Nel Draghistan del SuperPass di SuperMario Draghi è stato ormai sdoganato il principio che la libertà non è più un diritto innato e inviolabile di tutti, ma che, insieme ad altri, diritti debba essere “concessa” previo ottenimento di un certificato digitale di obbedienza al governo.

(continua su L’Antiplomatico (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_genesi_del_draghistan_come_la_comunicazione_crea_un_regime_totalitario/39602_43131/)

L’Eurasia prende forma: come la SCO ha appena ribaltato l’ordine mondiale

Importantissimo articolo di Pepe Escobar che ha seguito l’incontro della Shanghai Cooperation Organization e Dushanbe.

Da qui in avanti si capisce come si contrappone il nuovo equilibrio geopolitico.

Con l’arrivo dell’Iran, gli stati membri della SCO ora sono nove e sono concentrati sulla correzione dell’Afghanistan e sul consolidamento dell’Eurasia

di Pepe Escobar*

Sotto lo sguardo di un Occidente senza timone, la riunione del ventesimo anniversario dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è stata focalizzata su due risultati chiave: dare forma all’Afghanistan e dare il via a un’integrazione eurasiatica a spettro completo.

I due momenti salienti dello storico vertice del 20° anniversario dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) a Dushanbe, in Tagikistan, dovevano venire dai discorsi programmatici di – chi altro – i leader del partenariato strategico Russia-Cina.

Xi Jinping: “Oggi avvieremo le procedure per ammettere l’Iran come membro a pieno titolo della SCO”.

Vladimir Putin: “Vorrei sottolineare il Memorandum d’intesa firmato oggi tra il Segretariato della SCO e la Commissione Economica Eurasiatica. È chiaramente progettato per promuovere l’idea della Russia di stabilire un partenariato della Grande Eurasia che copra la SCO, l’EAEU (Unione economica eurasiatica), l’ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico) e l’iniziativa Belt and Road della Cina (BRI).”

In breve, durante il fine settimana, l’Iran è stato sancito nel suo legittimo ruolo eurasiatico principale e tutti i percorsi di integrazione eurasiatica sono convergenti verso un nuovo paradigma geopolitico e geoeconomico globale,.

(MB – L’Iran ha oggi due alleati veri, che si chiamano Russia e Cina. Sarà più difficile per Israele indurre gli americani a “bomb, bomb, bomb Iran” e fare canagliate come a uno stato-paria e isolato. Anche la speranza di Biden di trattare di nuovo gli accordi sul nucleare iraniano (che Teheran ha adempiuto fedelmente e Trump ha rotto) strappando a Teheran in cambio della levata delle sanzioni, in più, la rinuncia di missili di portata tale da colpire Israele, non è più praticabile. L’Iran con a fianco la Cina, cliente del suo petrolio e largitrice di investimenti, + può resistere a questo genere di ricatti)

“Dushanbe si è rivelato come l’ultimo crossover diplomatico. Il presidente Xi ha rifiutato con fermezza qualsiasi “lezione supponente” e ha sottolineato percorsi di sviluppo e modelli di governance compatibili con le condizioni nazionali. Proprio come Putin, ha sottolineato il focus complementare di BRI e EAEU, e di fatto ha sintetizzato un vero Manifesto multilateralista per il Sud del mondo.

Proprio sul punto, il presidente Kassym-Jomart Tokayev del Kazakistan ha osservato che la SCO dovrebbe promuovere “lo sviluppo di una macroeconomia regionale”. Ciò si riflette nella spinta della SCO a iniziare a utilizzare le valute locali per il commercio, aggirando il dollaro USA.

Guarda quel quadrilatero

Dushanbe non è stato solo un letto di rose. L’Emomali Rahmon del Tagikistan, fedele musulmano laico ed ex membro del Partito Comunista dell’URSS – al potere da non meno di 29 anni, rieletto per la quinta volta nel 2020 con il 90% dei voti – ha subito denunciato la “sharia medievale” dei talebani 2.0 e hanno affermato di aver già “abbandonato la loro precedente promessa di formare un governo inclusivo”.

Rahmon … era già al potere quando i talebani conquistarono Kabul nel 1996. Era obbligato a sostenere pubblicamente i suoi cugini tagiki contro l’”espansione dell’ideologia estremista” in Afghanistan – che di fatto preoccupa tutti i membri della SCO -afferma quando si tratta di distruggere loschi abiti jihadisti di stampo ISIS-K.

La polpa della questione a Dushanbe era nei bilaterali – e un quadrilatero.

Prendi il bilaterale tra il ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar e il FM cinese Wang Yi. Jaishankar ha affermato che la Cina non dovrebbe vedere “le sue relazioni con l’India attraverso la lente di un paese terzo” e si è preoccupato di sottolineare che l’India “non sottoscrive alcuna teoria dello scontro di civiltà”.

È stata una vendita piuttosto difficile considerando che il primo vertice Quad si svolge questa settimana a Washington, DC, ospitato da quel “paese terzo” che ora è immerso nel profondo della modalità di scontro di civiltà contro la Cina.

Il primo ministro pakistano Imran Khan è satto in una serie di bilaterali: ha incontrato i presidenti di Iran, Bielorussia, Uzbekistan e Kazakistan. La posizione diplomatica ufficiale del Pakistan è che l’Afghanistan non dovrebbe essere abbandonato, ma impegnato.

Quella posizione aggiungeva sfumature a quanto aveva spiegato l’inviato presidenziale speciale russo per gli affari della SCO Bakhtiyer Khakimov sull’assenza di Kabul al tavolo della SCO: “In questa fase, tutti gli Stati membri hanno capito che non ci sono ragioni per un invito finché non c’è un legittimo, governo generalmente riconosciuto in Afghanistan”.

E questo ci porta all’incontro chiave della SCO: un quadrilatero con i ministri degli Esteri di Russia, Cina, Pakistan e Iran.

Il ministro degli Esteri pakistano Qureshi ha affermato: “Stiamo monitorando se tutti i gruppi sono inclusi o meno nel governo [afgano]”. Il nocciolo della questione è che, d’ora in poi, Islamabad coordinerà la strategia della SCO sull’Afghanistan e farà da intermediario nelle trattative talebane con i leader di spicco tagiki, uzbeki e hazara. Questo alla fine aprirà la strada verso un governo inclusivo riconosciuto a livello regionale dai paesi membri della SCO.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi è stato accolto calorosamente da tutti, specialmente dopo il suo energico discorso programmatico, un classico dell’Asse della Resistenza. Il suo rapporto bilaterale con il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ruotava attorno a una discussione sul “confronto delle sanzioni”. Secondo Lukashenko: “Se le sanzioni hanno fatto del male alla Bielorussia, all’Iran e ad altri paesi, è stato solo perché ne siamo responsabili noi stessi. Non sempre siamo stati negoziabili, non sempre abbiamo trovato la strada da percorrere sotto la pressione delle sanzioni».

(altro…)

Un anno senza Andre Vltchek.

Si dedica un saluto ad una voce libera, di cui abbiamo riportato negli anni molti lavori, che ha nostro parere non poteva continuare a sfornare verità riscontrabili ma profondamente invise al sistema di potere, soprattutto nella fase attuale.  Andre Vltchek era veramente un maestro tra gli analisti di geopolitica. Cercate nell’archivio di questo sito, digitando: thingschange.info-Andre Vltchek i suoi interventi. Prevedeva gli eventi e le trasformazioni in atto conoscendo i retroscena delle singole posizioni degli attori geopolitici.

Una delle mancanze più sentite a livello internazionale, con quella di Giulietto Chiesa in Italia, tra quelle che il 2020 ci ha inflitto.

Lito

 

Trump dice che l’America sta morendo, ha ragione?

di Gordon Duff*

Qualcosa di strano è successo in America. Milioni di americani stanno manifestando sintomi di quelli che vengono generalmente definiti disturbi patologici, generalmente disturbi della personalità, del tipo normalmente attribuito all’abbandono da parte dei genitori o all’abuso sessuale da bambini.

Lo vedi ogni giorno, non solo nella violenza contro infermieri o funzionari scolastici, ma nel tono generale dell’America, rabbia intrisa di stupidità e cattive maniere.

I sintomi sono inconfondibili poiché milioni di americani sono attratti da convinzioni “a livello di setta”, incluso l’estremismo politico e religioso che farebbe vergognare i talebani (vietati in Russia).

Cerchiamo anche di essere chiari. L’America non ha mai avuto una vera storia d’amore con la verità quando si trattava di ciò che il pubblico americano veniva insegnato nelle scuole o indottrinato attraverso i media. Ciò che un tempo era controllato solo da élite selezionate come le Fondazioni Rockefeller o Ford è ora caduto nelle mani di personaggi come Alex Jones o Joe Rogan.

Le vecchie bugie, certamente velenose e insidiose, sono state sostituite con buffonerie e al vetriolo, ma insieme al cambio di tono, c’è anche un cambio di qualità. La retorica dolorosa ora non è solo incomprensibile, ma puzza di analfabetismo e ignoranza di base, semplice ignoranza, non sapere il bene dal male.

Poi di nuovo, le cose sono davvero peggiori? Quando l’America ha “comprato” le guerre di menzogne ​​come il Vietnam o l’ancor più riprovevole capriccio nazionale in risposta all’11 settembre, milioni di persone sono morte a causa del profitto di guerra pienamente supportato dai media e da un governo corrotto.

Quindi, quando milioni di americani meno istruiti o più intellettualmente “vulnerabili” fanno uso di vaccini o bufale elettorali, possono essere “totalmente sbagliati”, ma lo sono?

Le elezioni americane sono truccate dalla CIA? Non ci vuole un genio per vedere la “mano invisibile” anche nel processo di selezione dei candidati, tanto meno con le elezioni stesse.

Gli esempi più eclatanti sono Bush nel 2000 o Trump nel 2016 dove gli exit poll normalmente accurati erano sbagliati a “doppie cifre”, qualcosa che gli statistici avrebbero riferito, se loro consentito, che è impossibile.

Allo stesso modo, se gli americani non credono al dottor Fauci, potrebbe essere che la comunità medica americana abbia sempre trattato il pubblico come cavie?

L’America ha la peggiore disponibilità di assistenza sanitaria di qualsiasi nazione avanzata con il profitto della sua “grande industria farmaceutica” e le corporazioni mediche che lavorano fianco a fianco con politici corrotti per creare un sistema mediale scandalosamente fallito che ha a lungo predato il popolo americano.

Poi un giorno ci viene una pandemia e nessuno vuole stare al gioco. Chi è il responsabile? È il pazzo reportage marginale di Fox News o è stato tutto preordinato progettando in una società di consumatori di assistenza sanitaria creduloni e compiacenti?

Ci sono prove che gli Stati Uniti potrebbero essere degenerati, come nazione, non solo in qualcosa di ingovernabile, ma anche in qualcosa di peggio, non solo in una rottura della coesione politica e sociale.

Qualsiasi rapporto dagli Stati Uniti, che si tratti di leader politici o delle continue voci dei sostenitori arrabbiati di Trump, ha una cosa in comune. Mostrano adulti americani che si comportano come bambini viziati, spesso deliranti come pazzi, spesso violenti, generalmente irrazionali e, soprattutto, accomunati da un tratto comune e cioè la mancanza di un’istruzione di qualità.

Il crollo riflette molte cose, certamente un fallimento delle famiglie americane, delle scuole, un fallimento dei leader religiosi e, soprattutto, una mancanza di modelli di ruolo positivi tra le “élite sociali”.

Sia chiaro, le celebrità sono sempre state un gruppo misto, viziate, privilegiate o “predicatrici”. I pochi che significano o hanno buone intenzioni come Ed Asner sono una netta minoranza.

Altri, come George Clooney, sono cooptati in organizzazioni di supporto come i White Helmets in Siria, non più visti come primi soccorritori “mani pulite” dopo che eserciti di testimoni li hanno accusati di piena complicità in atti terroristici.

Ma la verità è brutta. L’America ha avuto un “crollo” completo in cui le scuole gestite da potenti sindacati degli insegnanti e sostenute da politici hanno scavalcato l’autorità dei genitori e agiscono come “campi di rieducazione” a favore dell’ignoranza e della mediocrità.

Ma anche le scuole decenti non sarebbero in grado di scavalcare una società che è “ottusa” non solo dalle app di giochi senza cervello, dalle cattive scuole, dalle droghe ovunque, a buon mercato e disponibili o dalla tabloidizzazione dei media.

L’odio ben finanziato e attentamente orchestrato delle élite istruite, il negazionismo della scienza e la ritrovata selvaggia accettazione di qualsiasi cosa cospirativa puzza di qualcosa di abbastanza intenzionale.

Perché qualcuno, qualche gruppo, qualche setta o organizzazione segreta vorrebbe che la nazione più militarmente potente della storia fosse controllata da coloro che ora sono elevati all’alta autorità che sono più che instabili. Ascolta personalità dei media americani come Tucker Carlson.

Questa settimana l’ex presidente in disgrazia Donald Trump è stato intervistato dall’ex portavoce della Casa Bianca in disgrazia Sean Spicer su Newsmax, una rete marginale che sostiene le bufale dei suprematisti.

L’ex presidente ha dichiarato di ritenere che gli Stati Uniti sarebbero stati completamente distrutti dall’interno prima delle prossime elezioni presidenziali. Spicer ha cercato di farlo tacere, ma nessuno ha zittito Donald Trump. Peggio ancora, Trump potrebbe aver avuto ragione.

Il comportamento di Trump negli ultimi tempi è diventato più irrazionale del solito dopo le rivelazioni secondo cui i militari avevano rimosso l’autorità di comando da Trump sulla base della loro stima che probabilmente avrebbe tentato di iniziare una guerra nucleare dopo un fallito tentativo di colpo di stato il 6 gennaio 2021.

Il generale Milley, presidente del Joint Chiefs of Staff, ha effettivamente chiamato la sua controparte cinese, il generale Li Zuecheng due giorni dopo il tentativo di colpo di stato, assicurando alla Cina che a Trump non sarebbe stato permesso di attaccare la Cina con armi nucleari. Da PBS, un estratto da una trascrizione di un telegiornale:

  • Yamiche Alcindor:

Ebbene, il generale Milley stava compiendo passi straordinari e aveva conversazioni straordinarie con un certo numero di persone, tra cui la presidentessa della Camera Nancy Pelosi.

…questo, ovviamente, nel momento in cui l’8 gennaio è stata fatta una telefonata dal presidente Pelosi al generale Milley dicendo: voglio sapere cosa stai facendo per assicurarti che l’ex presidente Trump non sia autorizzato a abusare dei codici nucleari o non è permesso entrare in una sorta di azione militare che non è saggia.

Durante quella chiamata – vogliamo metterlo per la gente – durante quella chiamata, il presidente Pelosi ha detto questo del presidente – dell’ex presidente Trump: “È pazzo. Lo sai che è pazzo. Lui è matto. E quello che ha fatto ieri”, riferendosi al sequestro del Campidoglio, l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio, “quello che ha fatto ieri è un’ulteriore prova della sua follia”.

E, sorprendentemente, il generale Milley ha risposto: “Sono d’accordo con te su tutto”.

Ora, quelle sono fonti al Campidoglio che mi confermano quelle esatte parole stasera.

E ciò che questo ti mostra davvero è che qualcuno come il generale Milley, che non è visto come politico, non visto come democratico o repubblicano, eccolo al telefono con un democratico che è bersaglio della rabbia dell’ex presidente Trump, dicendo: ” Sono d’accordo con te.”

Voglio anche sottolineare un’altra conversazione che ha avuto il generale Milley, ed è stata con Gina Haspel. Era l’ex direttore della CIA. Ed ecco cosa, secondo quanto riferito, Gina Haspel ha detto al generale Milley: “Siamo sulla buona strada per un colpo di stato di destra”, di nuovo, tornando a questa idea del 6 gennaio che scuote davvero la gente.

Sono conversazioni straordinarie alla base dell’idea che l’ex presidente Trump fosse visto come una mina vagante nella sua stessa amministrazione.

Quando si guarda a questa situazione estrema, ci sono due modi per andare, accusando Trump di essere una “élite” disposta a sacrificare 100 milioni in un crudele tentativo di mantenere il potere o qualcosa di peggio.

E se Trump fosse, come credono molti dei suoi seguaci, semplicemente uno di loro? L’istruzione di Trump è discutibile, i suoi registri universitari sono classificati come segreti di sicurezza nazionale e c’è un problema, che è accusato di pagare qualcuno non solo per sostenere i suoi esami di ammissione, ma per avere abbastanza possibilità di frequentare il college per lui, facendo esami, scrivendo documenti.

Ma sentiamo anche le stesse cose sull’ex vicepresidente Dick Cheney e sull’ex presidente George W. Bush, poiché entrambi condividono caratteristiche chiave con Trump:

  1. Un’avversione a dire la verità
  2. Capacità di comunicazione verbale molto basse
  3. Lunghe storie di crolli personali e/o abuso di sostanze
  4. Nessuna storia visibile di occupazione reale

Se prendessimo quelle stesse quattro caratteristiche e le applicassimo a molti, Tucker Carlson o Joe Rogan per esempio, o Rush Limbaugh o Sean Hannity o forse la maggior parte dei membri del congresso americano, potremmo trovare delle congruenze.

Conclusione

In parte potrebbe essere l’abbandono della “competenza” come fonte di rispetto per gli americani. Ci vuole vero talento e competenza per far funzionare attrezzature pesanti, posare correttamente piastrelle o moquette o fare un intervento chirurgico al cervello.

Chi ha competenze reali e specifiche viene ora messo da parte agli occhi del pubblico dove chiunque abbia un dispositivo, un accesso a internet e un caso di disturbi narcisistici di personalità può ora diventare un esperto di vaccini, un commentatore politico o un esperto di viaggi spaziali o militari tecnologia.

Possono essere in televisione o essere eletti ad alte cariche pubbliche.

Lo stesso vale con “fatti” o “informazioni”. La nuova definizione di “libertà” e “credenze” è stata ampliata per includere la richiesta che tutti i “fatti” o le “informazioni” siano considerati “uguali”.

Se credi di essere il re di Svezia, allora quella convinzione deve essere non solo rispettata ma anche difesa dagli altri, spesso con violenza contro l’obiezione e i diritti degli altri.

È così che funziona il “nuovo pensiero” americano di oggi.

I vaccini possono causare gravidanze, possono causare sterilità, possono essere utilizzati per monitorare, controllare o addirittura prevenire le malattie. Tutto è semplicemente “informazioni” o “fatti” e persino “fatti alternativi”.

Non c’è più niente che non va e quelli che dicono cose continuamente non sono né bugiardi né criminali, sono patrioti.

Benvenuto in America.

*Gordon Duff è un veterano della Marina militare della guerra del Vietnam che ha lavorato per decenni su problemi di veterani e prigionieri di guerra e si è consultato con i governi sfidati da problemi di sicurezza. È un caporedattore e presidente del consiglio di amministrazione di  Veterans Today

Fonte: New Eastern Outlook – Russia

https://journal-neo.org/

Ricordando Birri, un grande maestro

A quasi quattro anni dalla scomparsa di un grande, di un maestro indiscusso, di uno dei padri del cinema latinoamericano, di un rivoluzionario, di un amico, proponiamo la sua ultima intervista che ripercorre la sua lunga storia. Fernando ha insegnato cinema nelle più prestigiose scuole del mondo, non è stato schizzinoso neppure a sostenere una cattedra a Los Angeles, nonostante abbia dato se stesso e la sua arte al tentativo di riscatto degli ultimi. Nel video, aprendo la sua memoria, racconta di tutta l’epopea intellettuale e artistica del periodo rivoluzionario cubano. Nato argentino e morto consapevolmente italiano, legato da amicizia e passione politica a molti autori e artisti dell’Italia neorealista, ha lasciato un incredibile esempio anticipatore a molti di loro. 

Sempre disponibile per la causa, lo ricordiamo con affetto e profonda riconoscenza.

Lito

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Dalla Cineteca Nazionale – Intervista di Alfredo Baldi e Stefano Landini

Fernando Birri (Santa Fe, 13 marzo 1925 – Roma, 27 dicembre 2017) è stato un regista cinematografico argentino, considerato il padre del nuovo cinema latino-americano. Autore di cortometraggi in Italia – dove si diplomò al Centro Sperimentale di Cinematografia – e in patria, tentò il rinnovamento in senso sociale del cinema del suo Paese col film Gli alluvionati (1962), che fu premiato quale migliore opera prima alla Mostra del Cinema di Venezia e tuttavia rese inviso il suo autore ai produttori, così da costringerlo all’emigrazione. Anche sceneggiatore e attore, nel 1979 presentò ancora a Venezia ‘Org’. Del 1985 è un film dedicato a Ernesto “Che” Guevara, ‘Mi hijo el Che’; del 1989 è invece ‘Un signore molto vecchio con delle ali enormi’, tratto da un racconto di Gabriel García Márquez, anch’egli illustre diplomato al Centro Sperimentale e amico di Birri.

Soros e la Cina: il vocabolario della diplomazia neoliberista nella nuova guerra fredda di oggi

di Michael Hudson*

Il signor Soros ha lanciato un attacco pubblico da femminuccia sul fatto che non può fare il tipo di soldi facili con la Cina che è stato in grado di fare quando l’Unione Sovietica è stata spartita e privatizzata. Il 7 settembre 2021, nel suo secondo editoriale mainstream in una settimana, George Soros ha espresso il suo orrore per la raccomandazione di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo, che i gestori finanziari dovrebbero triplicare i loro investimenti in Cina. Affermando che tale investimento metterebbe in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti aiutando la Cina, il signor Soros ha intensificato la sua difesa delle sanzioni finanziarie e commerciali statunitensi.

La politica cinese di modellare i mercati per promuovere la prosperità complessiva, invece di lasciare che il surplus economico si concentri nelle mani di aziende e investitori stranieri, è una minaccia esistenziale alle priorità neoliberiste dell’America, precisa. Il programma “Prosperità comune” del presidente Xi “cerca di ridurre la disuguaglianza distribuendo la ricchezza dei ricchi alla popolazione generale. Ciò non è di buon auspicio per gli investitori stranieri”.[1] Per i neoliberisti questa è eresia.

Criticando la “cancellazione improvvisa di una nuova emissione da parte del gruppo Ant di Alibaba nel novembre 2020” da parte della Cina e “l’esilio dalla Cina delle società di tutoraggio finanziate dagli Stati Uniti”, il signor Soros individua il co-fondatore di Blackstone Stephen Schwarzman (si noti che Blackstone sotto Schwartzman non è da confondere con BlackRock sotto Larry Fink) e l’ex presidente di Goldman Sachs John L. Thornton per aver cercato di ottenere rendimenti finanziari per i loro investitori invece di trattare la Cina come uno stato nemico e un incombente avversario della Guerra Fredda:

L’iniziativa BlackRock mette in pericolo gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e di altre democrazie perché il denaro investito in Cina aiuterà a sostenere il regime del presidente Xi… Il Congresso dovrebbe approvare una legislazione che autorizzi la Securities and Exchange Commission a limitare il flusso di fondi verso la Cina. Lo sforzo dovrebbe godere di un sostegno bipartisan.

Il New York Times ha pubblicato un articolo di spicco che definisce la “Dottrina Biden” come vedendo “la Cina come concorrente esistenziale dell’America; Russia come disgregatore; Iran e Corea del Nord come proliferatori nucleari, minacce informatiche in continua evoluzione e terrorismo che si stanno diffondendo ben oltre l’Afghanistan”. Contro queste minacce, l’articolo descrive la strategia degli Stati Uniti come rappresentazione della “democrazia”, ​​l’eufemismo per i paesi con governi minimi che lasciano la pianificazione economica ai gestori finanziari di Wall Street e le infrastrutture nelle mani di investitori privati, non fornite a prezzi agevolati. Le nazioni limitano i monopoli e la relativa ricerca di rendita sono accusate di essere autocratiche. (altro…)