Forse usare un titolo come “Climaterio” è troppo forte…

Riproponiamo un nostro pezzo del 30 settembre scorso: profetico!!!

I fotogenici genitori di Pippi Calzelunghe 2.0. 

Greta Thunberg -16 anni- e la sua amica diciassettenne americana Jamie Margolin, vengono entrambe considerate “consulenti speciali e fiduciari” della ONG svedese We Don’t Have Time (Non abbiamo più tempo-ndr.), fondata dal suo Amministratore Delegato, Ingmar Rentzhog.

Rentzhog è un leader del Climate Reality Project di Al Gore e fa parte della task force per la politica climatica europea. Era stato preparato nel marzo 2017 da Al Gore a Denver e, di nuovo, nel giugno 2018 a Berlino. Il Climate Reality Project di Al Gore è un partner attivo di We Don’t Have Time.

Albert Arnold “Al” Gore, Jr., è un politico statunitense che si propone da sempre come ambientalista. È stato il 45º Vicepresidente degli Stati Uniti d’America durante la presidenza di Bill Clinton. Nel 2006 ha prodotto -sotto mentite spoglie- il film “Una scomoda verità” (An Inconvenient Truth) che ha vinto l’Oscar come miglior documentario. La Paramount Pictures che lo ha distribuito è una major cinematografica nota per essere molto in linea con certe esigenze del colonialismo culturale d’esportazione. Il protagonista della pellicola era lo stesso Al Gore, ripreso in dibattiti e conferenze, alcune delle quali molto probabilmente ricostruite per esigenze d’immagine.

Greta Thunberg fa parte quindi di una rete strettamente collegata all’organizzazione di Al Gore e pare sfruttata commercialmente in modo cinico e professionale. Le è stata creata un’immagine precisa tanto da poter guidare le proteste e le esternazioni utili ad altri ben più forti poteri. Come abbiamo visto viene utilizzata da agenzie con degli interessi finanziari dietro le quinte, pronte a sfruttare l’attuale agenda sul clima.

Il Principe Carlo d’Inghilterra, (il cui padre Principe Filippo, marito della Regina Elisabetta II, fu tra i fondatori del WWF e ne è l’attuale presidente-ndr.), futuro monarca del Regno Unito e i circoli finanziari della Banca d’Inghilterra e della City londinese hanno promosso “strumenti finanziari verdi,” sopratutto Green Bonds, allo scopo di reindirizzare i piani pensionistici e i fondi comuni di investimento verso progetti verdi. Un attore chiave nel collegamento delle istituzioni finanziarie mondiali con l’agenda verde è Mark Carney, capo uscente della Banca d’Inghilterra. Nel dicembre 2015, il Financial Stability Board (FSB) della Bank for International Settlements (BIS), presieduto all’epoca da Carney, aveva creato un gruppo di studio sulla divulgazione finanziaria legata al clima, la Task Force on Climate-related Financial Disclosure (TCFD), allo scopo di consigliare “gli investitori, i finanziatori e le compagnie assicurative sui rischi legati al clima.” Questo era certamente un obiettivo assai strano per i banchieri centrali del mondo.

In qualità di ricercatrice e di attivista climatica, la canadese Cory Morningstar ha documentato, in una serie di eccellenti post, come la giovane Greta stia lavorando in una rete ben consolidata e collegata all’investitore del clima statunitense, nonché ricchissimo profittatore climatico, Al Gore, presidente del gruppo Generation Investment. Il partner di Gore, l’ex funzionario di Goldman Sachs, David Blood, è un membro del TCFD creato dalla BIS.

Sapendo chi è annidato dietro ai genitori di Pippi 2.0 –visto che in Svezia la maggiore età si raggiunge a 18 anni e lei ne ha 16– scendereste in piazza per dare una mano all’agenda di Soros, della Goldman Sachs, della BIS, della TCFD e di Al Gore?

Lito

Articolo di riferimento “Climate and the Money Trail” (Il clima e la pista dei soldi) di F. William Engdahl, da New Eastern Outlook – USA (https://journal-neo.org/)

Pilger, Burchett e Assange: tre straordinari giornalisti australiani

di Rick Sterling*

L’Australia ha prodotto straordinari giornalisti di tre generazioni: Wilfred Burchett (deceduto nel 1983), John Pilger (80 anni ma ancora attivo) e Julian Assange (48 anni, attualmente nella prigione di Belmarsh a Londra).

Ognuno di questi giornalisti ha dato un contributo unico alla nostra comprensione del mondo. Sebbene l’Australia faccia parte del mondo occidentale, ciascuno di questi giornalisti ha denunciato e criticato la politica estera occidentale.

Wilfred Burchett

Wilfred Burchett visse dal 1911 al 1983. Era un ragazzo di campagna e la sua esperienza nella depressione ha plasmato la sua antipatia per gli oligarchi e le preferenze per i poveri. Andò in Europa cercando di fare volontariato per i repubblicani nella guerra civile spagnola e invece finì nell’aiutare gli ebrei a fuggire dalla Germania nazista.

Burchett è diventato un giornalista per caso. Dopo aver visto la realtà in Germania, ha iniziato a scrivere molte lettere agli editori di giornali. Uno dei redattori ha preso atto del suo stile di scrittura e dell’intensa fluidità. Iniziò così una carriera di scrittura durata poi quarant’anni.

Ha coperto la seconda guerra mondiale, prima di stanza con truppe britanniche in India e poi in Birmania. Quindi ha coperto la campagna del Pacifico di stanza con truppe statunitensi. Fu il primo giornalista internazionale a riferire su Hiroshima dopo la bomba atomica. Ha eluso le restrizioni militari statunitensi per andare a Hiroshima e vedere la realtà da solo. Nella sua storia “The Atomic Plague”, pubblicata sul London Daily Express, Burchett ha dichiarato: “Scrivo questo come avvertimento per il mondo” e “I dottori cadono mentre lavorano”. Immediatamente gli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per imbrattare la sua reputazione e negare la validità della sua storia. L’esercito americano era intenzionato a impedire alle persone di conoscere gli effetti a lungo termine delle radiazioni nucleari.

Il rapporto di Burchett di Hiroshima fu trasmesso in tutto il mondo e chiamato “lo scoop del secolo”. Ha esemplificato la sua carriera basata sull’osservazione e sull’esperienza di prima mano.

Durante i suoi 40 anni di carriera, ha riportato l’altro lato della storia dall’Unione Sovietica, dalla Cina, dalla Corea e dal Vietnam. Ha scritto migliaia di articoli e oltre 35 libri. Sulla Cina, scrisse “China’s Feet Unbound ” nel 1952. Due decenni dopo scrisse (con Rewi Alley) “China: The Quality of Life” .

Burchett ha scritto “Vietnam: The Inside Story of a Guerrilla War” (1965) “My War with the CIA: The Memoirs of Prince Norodom Sihanouk” (1974), “Grasshoppers and Elephants: Why Vietnam Fell” (1977) e poi “Catapult to Freedom: The Survival of the Vietnamese People ”(1978).

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Shock elettorale irlandese: un altro chiodo nella bara del Regno Unito

di Finian Cunningham

Il partito di unità filo-irlandese Sinn Fein sta intensificando le richieste di referendum sulla riunificazione dell’Irlanda dopo la straordinaria vittoria elettorale di questa settimana. Questo pianta un altro chiodo nella bara costituzionale del Regno Unito in seguito alla sua divisione della Brexit dall’Unione europea.

Con la Gran Bretagna uscita ufficialmente dall’UE, questo spostamento sismico ha suscitato rivendicazioni di vecchia data per l’indipendenza in Scozia e per la riunificazione dell’Irlanda. I nazionalisti scozzesi, che vogliono rimanere nella UE, hanno intensificato le richieste di referendum sull’indipendenza dalla Gran Bretagna dalle elezioni generali di dicembre, quando il loro partito ha vinto con una valanga di voti in Scozia.

Ora la questione irlandese ha acquisito un forte impulso dalla storica vittoria di Sinn Fein nelle elezioni generali di questa settimana tenutasi nella Repubblica d’Irlanda. Il partito è arrivato primo nel voto popolare, battendo i due principali partiti dell’establishment che hanno dominato il governo di Dublino per quasi un secolo. Lo status quo a due partiti è stato distrutto dalla svolta elettorale di Sinn Fein.

Mary Lou McDonald, leader di Sinn Fein, ha annunciato che il governo britannico deve ora prepararsi a tenere un referendum in Irlanda sulla questione della riunificazione della Repubblica d’Irlanda con l’Irlanda del Nord. Quest’ultimo è stato un territorio di proprietà britannica dal 1921 quando un movimento separatista in Irlanda non è riuscito a ottenere la piena indipendenza territoriale dall’impero britannico.

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Stati Uniti di Bananas

di Ángel Guerra Cabrera*

A proposito del deprimente spettacolo montato il 4 febbraio da Donald Trump per presentare il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, ho preso in prestito, per questo articolo, il titolo di uno straordinario romanzo satirico della scrittrice portoricana Giannina Braschi.

La Braschi, nella sua opera prima in inglese, ci offre quello che può essere considerato il grande omaggio del romanzo all’immigrazione latino caraibica negli Stati Uniti. Utilizzando creative risorse letterarie disseziona la crisi terminale dell’impero yankee; per questo metto in relazione il suo libro con il discorso/spettacolo trumpiano. Il paese raccontato dalla Braschi dopo l’attentato alle torri gemelle, dove circolano persone somiglianti a polli senza la testa, è come quello che abbiamo visto nella performance di Trump davanti al Congresso degli Stati Uniti. Un’autentica piéce del peggior teatro buffo messa in scena nello stesso luogo dove, il giorno dopo, obbedendo a un copione scritto con molto anticipo, il Senato ha messo la parola fine a un’altra opera buffa assolvendo il presidente nell’empeachement o giudizio politico, aperto da uno svenevole e mediocre Partito Democratico.

Trump e tutta la sua banda sono dei bugiardi contumaci che sono riusciti a superare qualsiasi record di bugie stabilito da altri governi precedenti, anche se alla bugia hanno fatto sempre ricorso i politici di Washington. E’ cosa nota. Ma, ascoltando questo discorso non si finiva di meravigliarsi visto che nessuno, da quello o da un altro podio importante della politica mondiale, ha mai mentito tanto e in un modo così cinico e ipocrita come il presidente degli Stati Uniti in questa occasione.
In un paese con milioni di poveri e di senza tetto, con diritti sociali basilari smantellati, i sindacati terribilmente rimpiccioliti, le infrastrutture in condizioni critiche e una crescente e scandalosa disuguaglianza sociale paragonabile a quella del 1929, un Trump drogato dal narcisismo e dalla demagogia, ha parlato delle sue più grandi realizzazioni in materia di salario, occupazione, salute e istruzione che, come sa qualsiasi persona mediamente informata, non hanno niente a che vedere con la realtà. Un occasionale buon vento economico non può nascondere una simile tragedia sociale.
Anche se non sorprende, è stato troppo insistente il tono anti-immigrazione e irrefrenabilmente xenofobo del discorso, una specie di adorazione al dio muro, sostenuto da cifre inventate che dovrebbero provare il carattere criminale di chi arriva alla frontiera proveniente dal sud: soprattutto i latini. Per insensato che appaia, questo discorso si adatto assai bene all’elettorato di Trump.
Sono i polli della Braschi, degli alienati, parlando in maniera politicamente corretta. L’alienazione è, indubbiamente, il peggior crimine del sistema capitalista contro gli esseri umani.
Con un gesto che sottolinea la sua adesione alla dottrina Monroe, Trump si è lanciato contro Cuba, il Venezuela e il Nicaragua: “Avendo restaurato la leadership politica degli Stati Uniti nel mondo, continueremo ad appoggiare la libertà del nostro emisfero. E’ per questo che la mia amministrazione ha revocato le politiche fallimentari della precedente amministrazione su Cuba. Stiamo appoggiando la speranza di cubani, nicaraguensi e venezuelani per il ritorno della democrazia”.
Mente ancora una volta quando dice che “restaura” il predominio degli Stati Uniti visto che questo non era mai finito tanto in basso rispetto ai popoli e ai governi come sotto la sua presidenza.
Mente anche quando dice di appoggiare la libertà “nel nostro emisfero” mentre i suoi amici più stretti sono il fascista Bolsonaro, il repressore Piñera, i governi narco-militari di Iván Duque e Juan Orlando Hernández, l’odiato e corrotto presidente haitiano Jovenel Moïse e la dittatrice e candidata presidenziale della Bolivia, tutti ripudiati dal loro popolo. Mente anche quando parla di speranza dei popoli visto che l’unica cosa che interessa Trump è Trump. E’ davvero grottesco dover ascoltare uno statista vantarsi degli omicidi che ordina.
Il fatto di essere presidente, sia pure di un paese potente come gli Stati Uniti non autorizza nessuno a violare la legge a suo piacimento, anche se qualcosa di simile si intravede dalla difesa che i repubblicani hanno fatto del loro leader durante le sedute dell’empeachement. Ma sinceramente è inaccettabile vedere quest’uomo, così volgare, esibire come trofeo la testa di un combattente per la liberazione dei popoli del Medio Oriente come il generale iraniano Suleimani.
Il colmo dello spettacolo da campagna elettorale di martedì è stata la presenza di Juan Guaidó, ricevuto il giorno seguente alla Casa Bianca. Ma è tutto quello che Washington può fare per lui visto che le azioni golpiste e terroriste non sono riuscite a scalzare Maduro e, al contrario, la Rivoluzione Bolivariana e Chavista si è rafforzata visibilmente.
Non c’è niente di meglio che avere buoni amici quando si vive quasi nelle fauci del mostro. Dopo le bravate di Trump, niente di meglio che la visita del cancelliere della Russia, Sergei Lavrov a Cuba, in Messico e in Venezuela. L’America Latina unita è quello che la Russia auspica, dice una dichiarazione ufficiale di Mosca.
* Ángel Guerra Cabrera è un giornalista e analista politico cubano. È stato direttore del quotidiano Juventud Rebelde (1968-1971), della rivista Bohemia (1971-1980) e di altre pubblicazioni cubane. Ha lavorato come giornalista in Asia, Africa, Europa, America Latina e Stati Uniti. In Messico, è editorialista su questioni internazionali dei giornali La Jornada ed Excelsior. 
Fonte: La pupila insomne – Cuba

Bernie: l’ebreo che spaventa Israele

Bernie Sanders con alcuni sostenitori del movimento “Ebrei contro l’occupazione”

Bernie Sanders è nato  a Brooklyn nel 1941 da genitori ebrei, madre russa e padre polacco. Solo sei anni prima, sempre nello stesso quartiere era nato con origini famigliari simili Allan Stewart Königsberg, che da grande sarebbe diventato Woody Allen. L’ambiente, la matrice, la cultura di fondo e le possibilità economiche sono state simili. Bernie Sanders ha poi conseguito una laurea in Scienze Politiche all’Università di Chicago, ma amando la vita rurale dal 1968 vive nel Vermont, Stato agricolo per vocazione. Le prime esperienze che lo formano il socialdemocratico che è adesso, le fa proprio in Israele, nel 1963, andando a vivere nel kibbutz a gestione socialista di Sha’ar HaAmakim ad Haifa.

Ma gli attuali poteri forti israeliani e i lobbisti ebrei negli Stati Uniti tremano all’idea che Bernie Sanders possa diventare il  prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Sanders è critico, aspramente critico con Israele, ma non solo da quando l’attuale presidente ha fatto piazza pulita di ogni possibilità di dialogo tra israeliani e palestinesi, da molto prima. Le politiche dei governi di marca Likud, di cui Benjamin Netanyahu è stato alla guida tante volte, sono spesso state al centro della sua attenzione politica. Anche durante le primarie democratiche del 2016, non aveva limitato gli attacchi alla leadership israeliana, con azione coerente e senza farne una valutazione di opportunità elettorale. La forza della sua posizione sta in un principio di fondo che Sanders, proprio in quanto ebreo, ha sempre attuato: criticare Israele per quel che fa, per le politiche colonizzatrici che i governi portano avanti, ma mai per ciò che è, la nazione ebraica fattasi Stato nel 1948. Una posizione criticabile, ma logica, coerente e conseguenziale. Soprattutto sempre ferma.

Aderire a questa visione politica non è facile per chiunque, perché bisogna mettere in conto che gli avversari proveranno comunque a usare l’accusa più potente: essere antisemita. Si ma come sarà possibile accusare politicamente un ebreo -fatto e finito- con accuse di antisemitismo? Solitamente il ragionamento che vuol sorvolare sulle colpe del torturatore, in base a quante ne avevano sofferto i suoi avi, si assorbe nel muro di gomma dell’informazione delle multinazionali che attribuiscono l’antisemitismo a chiunque tenti di toccare l’ebraicità, nel suo senso più lato. Ma contro la figura di un ebreo che ragiona e fa ragionare i suoi elettori da esseri umani, nel senso etico dell’espressione, quale strategia dovrà essere inventata?

Gran parte dei membri della famiglia originaria di Sanders morì nell’Olocausto. Tacciare un ebreo di antisemitismo diventerebbe un’impresa difficile anche per i più accesi anti-palestinesi israeliani.

Sostenere coerentemente la soluzione dei “due Stati”, come propone Bernie Sanders lo qualifica senza dubbio come un “sionista”, vista l’etimologia originaria del termine, quella della quale si erano fatti promotori i padri fondatori dello Stato d’Israele. Questa è la visione del Senatore Bernie Sander; così la pensa e così la penserebbe anche se dovesse succedere a Trump.

Perseguendo la coerenza con il suo modo di pensare, ha spesso citato Zeev Sternhell, il più autorevole storico israeliano, il quale aveva affermato: “Il sionismo ha il diritto di esistere solo se riconosce i diritti dei palestinesi. Chi vuole negare ai palestinesi l’esercizio di tali diritti non può rivendicarli per se stesso soltanto.

Tralasciamo la nostra visione del problema e le soluzioni che proporremmo, visto che sul tema non siamo assolutamente in sintonia politica con Bernie Sanders, ma rispetto alla sua opinione non possiamo che sottolinearne la coerenza e la mancanza di arroganza del modo di porsi, sentendoci sollevati perché per la prima volta scopriamo il rispetto e la vera volontà di ascoltare le altrui ragioni.

Speriamo che il Dio degli israeliani e/o quello dei palestinesi si decida a gettare un’occhiata verso la Terra santa, o meglio verso Washington.

Lito

Turcimanni o traduttori?

Dare voce ad altri con l’interpretazione del traduttore automatico è da incompetenti in termini di comunicazione. Farlo attribuendo addirittura frasi, concetti e offese a chi non le ha pronunciate è da persone in mala fede. Trattandosi poi di messaggi ingranditi e lanciati dai ventilatori mediatici delle multinazionali con evidenti mistificazioni politiche, visto il soggetto che avrebbe pronunciato quei termini, è da impostori del giornalismo. Questo è successo con la frase di Cristina Fernández de Kirchner passata sui media soprattutto in Italia, in riferimento agli italiani, che sarebbe stata pronunciata a La Habana, in occasione della Fiera del Libro. Il fatto ha dello scandaloso.

Estrapolata dal contesto, mentre la vice presidente argentina si riferiva al merito mafioso della gestione precedente del paese, nelle mani del neo-liberale Macri, di origini italiane, appiattito sulle posizioni di Washington e del FMI, le ha attribuito nientemeno che la definizione di “italiani mafiosi geneticamente“. 

A parte che se fosse vero si sarebbe trovata contestazioni da più della metà degli argentini che sono di origini italiane, contestazioni che chiaramente non ci sono minimamente state, non avrebbe avuto senso pronunciarle in un contesto come quello di Cuba, dove un interlocutore con quei termini “razzisti” avrebbe visto l’intera platea di astanti come minimo lasciare liberi i propri posti.

Questo è il testo originale del passaggio tradotto appositamente per creare una nemica degli italiani:

El componente mafioso del lawfare se tradujo en la persecución a mis hijos, pero especialmente a Florencia … Debe ser ese componente mafioso, los ancestros de quien fuera… como denunció un conocido periodista en el diario Página 12 cuando habló de la Ndrangheta italiana, bueno deben ser esos ancestros“.

Non vi poniamo la traduzione, aggiungiamo solo che la tesi espressa da Cristina, cioè il fatto che Macri sia di famiglia mafiosa, era stata resa nota con l’indagine di un quotidiano argentino serio come Pagina 12; si sarebbero rivelati chiari i legami con la ‘ndrangheta del nonno italiano. In pratica Cristina ha fatto un discorso con questo tono: “Macri mi ricatta con il lawfare, utilizzando un metodo mafioso perché è evidentemente ancestrale per lui usare quei metodi, essendo mafiosa la sua famiglia dai tempi del nonno“. Un’accusa pesante certamente, ma nei confronti di Macri, non certo di tutti gli italiani.

Forse il motivo vero di un attacco, forse il primo di una nuova serie, arriva dopo un’altra frase del vice presidente argentino, che rende nervosi quelli che sanno di non dovere lasciare impuniti i “cattivi esempi” da parte di politici non allineati.

La frase è questa: “L’Argentina non restituirà neppure un centesimo al Fondo Monetario Internazionale“.

Qui sotto il video originale con il testo che ha scandalizzato i giornalisti italiani, ma non quelli che capiscono bene il “castellano“.*

Lito

*Al suono risulta “castegiano”, con la “g” pronunciata come risulta in Italia con la cadenza genovese. Si tratta di Español rioplatense, una parlata spagnola con l’inflessione tipica argentina, comune anche in Uruguay e che assume differenze territoriali, come il porteño di Buenos Aires.

 

Il clima del pianeta varia da sempre, ma solo ora conviene apporvi l’etichetta

Non è che noi si reagisca male alla sola presenza del nome e del grugnetto della Pippi Calzelunghe DuePuntoZero solo perché vorremmo riempire di epiteti i suoi genitori che la scodellano ai media da ormai troppo tempo senza raccontarne veramente il motivo …che noi sospettiamo. Non è che noi non si riesca più a sopportare le smorfie e gli sproloqui che emette telepilotata da interessi che solo i poveri d’immaginazione non riescono a geolocalizzare: è proprio perché siamo certi, fuori di ogni dubbio, che possa servire a tutte le cause che gli si vuole attribuire, tranne che ha quella di dare sollievo al futuro del mondo e dell’umanità. Basta; è ora di mettere in chiaro -e non più solo di scriverlo tra le righe- che questa tritagonadi delle belle speranze ecologiche deve dire chiaramente a quale destino è stata venduta dai genitori, o finalmente, tacere! Altro che reverenze da capi di stato e majors della politica. Per questo motivo offriremo, da ora in avanti, una serie di serissimi appunti che devono rendere noto ai nostri fruitori che ben altri motivi vanno addotti per il cambiamento climatico, e non quelli che vorrebbero la limitazione delle emissioni industriali.

Troppo comodo, ora che i soliti noti hanno costruito il proprio potere sulla pipì fatta in mare, mettere alla berlina chi dovesse sognarsi di tentare lo stesso processo, aprendo la cerniera dei pantaloni davanti alla spiaggia.

Lito 

Riportiamo un’intervista al professor Franco Prodi, fratello dell’ex Presidente del Consiglio italiano, tratta dall’Huffington Post. Quindi non la voce di un ribelle dalle pagine della rivista degli sfasciatutto.

 

Il professor Franco Prodi

di Nicola Mirenzi

A differenza della maggior parte di noi, per cui può essere una minaccia, una previsione pessima o una spiacevole seccatura, per lui è un incanto: “Il temporale è un fenomeno geofisico meraviglioso. Si espande lungo ben dodici ordini di grandezza, partendo da minuscole goccioline d’acqua grandi un dodicimillesimo di millimetro, e culmina in uno avvenimento spettacolare, i cui effetti sono visibili fino a quaranta chilometri di distanza”. La voce del professor Franco Prodi, fisico dell’atmosfera e climatologo riconosciuto in tutto il mondo, si riempie di stupore quando descrive gli eventi naturali a cui ha dedicato la sua vita di studio e di ricerca: “Cominciai nell’osservatorio scientifico e sperimentale dell’aeronautica militare del Monte Cimone, la vetta più alta dell’Appennino tosco-emiliano. Appena arrivai, il colonnello Ottavio Vittori, un fisico di livello straordinario  uno di quelli che non ti aspetti di incontrare durante il servizio militare –,mi guardò negli occhi e mi disse: Ti occuperai di questo”. Aveva aperto il palmo della mia mano e ci aveva appoggiato sopra un chicco di grandine, il materiale naturale più inconsueto e intrigante che ci sia, come avrei scoperto dopo – ma in quel momento, per me, era ancora un banale chicco di grandine, e basta”.

Nono fratello di una famiglia in cui si contano storici, matematici, medici, nonché un due volte presidente del Consiglio, per il professor Prodi “l’amore per il pianeta” è cresciuto di pari passo alla conoscenza dei fenomeni naturali che riguardano il clima: “Il servizio militare, che molte persone ricordano come una sciagura, per me è stato una salvezza. Nell’aeronautica, ho incontrato degli scienziati che mi hanno trasmesso la passione per la ricerca, grazie ai quali ho capito quale direzione da dare alla mia vita professionale: ovvero, applicare le leggi della fisica dello stato solido ai fenomeni atmosferici”. Ritiene che tutti i governi del mondo dovrebbero “puntare sulla tutela dell’ambiente, l’unica mossa che consentirebbe di prendersi veramente cura del futuro dell’umanità”. Ma, al contrario di alcuni suoi colleghi e del nuovo senso comune ecologista, è convinto che la battaglia portata avanti dalla sedicenne svedese Greta Thunberg e dal movimento Fridays For Future, non stia andando nella giusta direzione: “Con Greta – dice- siamo di fronte a un abbaglio mondiale”.

Perché, Professore?

Perché questo movimento incanala nella direzione sbagliata, cioè la lotta al riscaldamento globale, quella che è in realtà un’urgenza giusta, ovvero la salvaguardia del pianeta. 

Perché sarebbe la direzione sbagliata?

Perché, al momento, nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell’uomo e il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato.

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Blocco? La solidarietà non si blocca!

I bambini cubani ammalati di cancro hanno ancora bisogno di noi

Abbiamo cominciato per un’emergenza alla fine del 2009 e ad oggi abbiamo fornito a Cuba farmaci per le cure antitumorali pediatriche per un valore di 145.000 Euro.
Ci siamo fatti carico di questa campagna promossa da mediCuba-Europa – di cui la nostra Associazione fa parte – perché Cuba non può comprare questi medicinali a causa del blocco genocida cui è sottoposta da quasi 60 anni. Trump ha ulteriormente inasprito il blocco con gravi ripercussioni soprattutto nel campo della sanità cubana, di cui è riconosciuta nel mondo l’eccellenza.
LA SOLIDARIETÀ NON SI BLOCCA!
La nostra raccolta di fondi prosegue! perché bisogna far sì che i piccoli cubani ricevano tutte le cure necessarie per avere ciò a cui hanno diritto: la speranza nella guarigione e nella vita.
Ogni vostro contributo è importantissimo.

RESPONSABILE PER LA RACCOLTA FONDI IN ITALIA DI mediCuba-Europa :

www.italiacuba.it  – [email protected]tel. 02-680862

I contributi destinati a questa campagna possono essere versati:
su c/c postale 37185592 intestato a Ass. Naz. Amicizia Italia-Cuba APS –
IBAN IT59 R076 0101 6000 0003 7185 592 oppure su c/c bancario 11096138 – Banca Etica, Milano intestato a Ass. Naz. Amicizia Italia-Cuba APS – IBAN IT09 A050 1801 6000 0001109 6138

In entrambi i casi indicare nella causale “Erogazione liberale per campagna antitumorale per bambini cubani”. I contributi versati con queste modalità sono detraibili ai fini fiscali in base alle norme vigenti.