Fortezza Venezuela

 

 

 

 

Foto tratta da MILICIABOLIVARIANA-AEB

di Paul Antonopolos*

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha detto lunedì che la milizia bolivariana ha già 1 milione e 600.000 membri e che la sua missione principale è “difendere” il territorio nazionale da quella che è stata descritta come possibile aggressione esterna del paese, in particolare da Brasile, Colombia e Stati Uniti.

Maduro ha detto che i suoi avversari guidati da Washington hanno cercato di assassinarlo e imporre una dittatura nel paese. Il presidente venezuelano ha indicato le sanzioni da parte degli Stati Uniti come la fonte della recessione da cinque anni dell’economia.

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Dichiarazione PSL/USA: per un ritiro completo – Stati Uniti fuori dal Medio Oriente!

 

da Liberation/USA

 

 

 

 

Lo slogan “US Out of the Middle East” non dovrebbe essere controverso per qualsiasi lavoratore di sinistra o di classe. La decisione di rimuovere 2.000 soldati statunitensi dalla Siria deve essere estesa e deve includere gli oltre 5.000 “contractors” stimati, cioè i mercenari. Il bombardamento statunitense, ovunque in Siria, è una violazione della sovranità del paese e del diritto internazionale. Il ritiro e la partenza delle forze americane conferma la sconfitta dell’imperialismo occidentale in Siria, dopo sette anni di guerra catastrofica. Questo è il motivo per cui la classe dirigente americana – da quella liberale a quella conservatrice – è agitata per la decisione di Trump e perché i media delle multinazionali urlano come se il cielo stesse cadendo.

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Quattro successi della politica estera venezuelana nel 2018

 

 

 

 

da Misión Verdad/Venezuela

 

La modalità della guerra non convenzionale che si sta sviluppando contro il Venezuela ha convertito lo scenario internazionale in un campo di battaglia strategico.
Nel corso del 2018, il Governo venezuelano ha lavorato ad una ricongurazione della mappa dei rapporti internazionali che è stato fondamentale per contenere l’esplicita minaccia alla sovranità del paese da parte USA, dei suoi paesi e corporazioni alleate. Gli sforzi più importanti in questo senso possono essere analizzati da quattro assi.

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Venezuela: argini di difesa

 

 

 

 

 

Foto tratta da Bujat/Russia

Non è proprio vero del tutto che il Venezuela sarebbe attaccabile impunemente. Anche i vicini proconsoli del neoliberismo nordamericano, bellicosi e di nuova nomina, come Colombia e Brasile, forse devono tener conto delle mosse operate negli ultimi mesi dal presidente Maduro.

Gli accordi di acquisto di apparati militari e di coordinamento strategico per addestramento delle forze venezuelane fatte con la Russia, sono un segnale importante di attenzione all’integrità del paese sudamericano da parte del presidente Putin. Infine le esercitazioni con gli aerei strategici Tu-160, con capacità di trasporto di missili nucleari, sopra i cieli caraibici hanno ulteriormente segnato la non facile presa del Venezuela. Negli ultimi incontri con i dirigenti cinesi e russi, Maduro aveva firmato accordi per le commesse militari, ma anche per aprire alla cooperazione nello sfruttamento degli idrocarburi e degli grandi giacimenti auriferi, di cui il Venezuela si stima sia ora la maggior riserva mondiale.

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Gli Stati Uniti preparano una guerra tra latino-americani

JPEG - 26.4 Kb Jhon Bolton / foto Réseau Voltaire

di Thierry Meyssan*

John Bolton, nuovo consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, ha rilanciato il progetto del Pentagono di distruzione delle strutture statali del Bacino dei Caraibi.

È opportuno ricordare che, sull’onda degli attentati dell’11 Settembre, il segretario alla Difesa dell’epoca, Donald Rumsfeld, creò un Ufficio per la Trasformazione della Forza (Office of Force Transformation), affidandone la direzione all’ammiraglio Arthur Cebrowski. Lo scopo era formare le forze armate statunitensi per la nuova missione nell’èra della globalizzazione finanziaria: cambiare la cultura militare al fine di distruggere le strutture statali delle regioni non connesse all’economia globale. La prima parte del piano è consistita nello smembramento del Medio Oriente Allargato; la seconda fase prevedeva di fare altrettanto nel Bacino dei Caraibi. Si trattava di distruggere una ventina di Stati costieri e insulari, con l’eccezione di Colombia, Messico e, per quanto possibile, dei territori britannici, statunitensi, francesi e olandesi.

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Chi è John Bolton, l’uomo di Trump dietro alla cospirazione contro il Venezuela

 

 

 

 

 

John Bolton/foto Cubadebate

In una conferenza stampa, Nicolás Maduro ha accusato John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di complottare per ucciderlo. Bolton, un conservatore, è un forte sostenitore della politica estera unilaterale degli Stati Uniti e un famigerato falco di guerra che si è dimostrato straordinariamente rozzo e privo di tatto per un diplomatico.

“Il signor John Bolton è stato indicato, ancora una volta, come capo di un complotto per inondare il Venezuela con le violenze e per cercare un intervento militare straniero”, ha dichiarato il presidente venezuelano Nicolás Maduro in una conferenza stampa.

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La distruzione di Argentina e Brasile: un regalo per Trump

 

 

 

di Emir Sader*

L’America Latina non era mai stata tanto unita e integrata come quando l’Argentina e il Brasile hanno cessato di essere rivali per essere alleate, per mano di Luiz Inácio Lula da Silva e Néstor Kirchner e, più tardi, di Cristina Fernández e Dilma Rousseff. Con il rafforzamento e l’ampliamento del Mercato Comune del Sud (Mercosur), con la fondazione dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) e del suo Consiglio Sudamericano della difesa, con la creazione della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (Celac); quando per la prima volta l’America Latina e i Caraibi sono passati ad avere un’entità propria, senza Stati Uniti e Canada, come nell’Organizzazione degli Stati Americani. Washington non era mai stata così isolata dal continente. Le loro scommesse sono fallite, una dopo l’altra: Messico, Perù, Colombia, Cile.

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Prosegue l’operazione Timber Sycamore, questa sconosciuta

L’operazione Timber Sycamore, avviata dal presidente Barack Obama, è stata privatizzata poco prima dell’elezione di Donald Trump. Ora è coordinata dal fondo d’investimento KKR, fondato da Henry Kravis, le cui attività militari sono dirette dall’ex capo della CIA, generale Petraeus.

Timber Sycamore è il più importante traffico d’armi della storia, vi sono coinvolti i governi di almeno 17 Paesi. I trasferimenti delle armi destinate alle organizzazioni jihadiste sono effettuati dalla compagnia pubblica di aerei cargo dell’Azerbaigian, Silky Way Airlines.

Nella settimana dal 27 novembre al 2 dicembre 2018 otto aerei cargo della compagnia sono atterrati ad Aden (Yemen), Erbil e Bagdad (Iraq), Beirut (Libano), Gibuti (Gibuti), Kabul e Bagram (Afganistan) e Tripoli (Libia). Inoltre, navette tra Gibuti e Aden per il personale sono state effettuate da Taquan Air, una piccola compagnia aerea USA che fino a oggi ha lavorato esclusivamente per viaggi d’affari o di turismo in Alaska.

(Fonte: Réseau Voltaire/Francia – Megachip-Globalist/Italia)

Colonialismo a 35 millimetri

 

 

 

di Nestor Cori*

Nel 1953, il celeberrimo regista Cecil B. De Mille accettò di diventare il consigliere speciale del governo statunitense in materia di cinema entrando a far parte del Motion Picture Service (MPS), organismo precursore della campagna di consenso che gli Stati Uniti andavano diffondendo in quella parte di mondo che avrebbero dominato nei decenni a venire. Il western world. Per chiarire ai meno attenti chi era questo artista, di De Mille basta citare anche solo le regie de I dieci comandamenti o La conquista del west.

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Lo strano caso Khashoggi








Afghanistan 1988, Jamal Kashoggi 
con i "ribelli" di Bin Laden.

di Nestor Cori*

Il caso è iniziato da due mesi con la diffusione, davvero poco usuale, di una notizia bomba lanciata dalla stampa statunitense, quella stampa molto ma molto prostrata ai piedi del potere profondo anglo-nordamericano. Si tratta di una bordata più che rara nei confronti di un pilastro d’appoggio fondamentale per gli U.S.A. in medio oriente: la casa dei Saud.

Il 2 ottobre 2018 Mohamad Bin Salman avrebbe fatto assassinare nel consolato saudita di Istanbul uno degli accoliti del principe al-Waleed Bin Talal, il “giornalista” Jamal Khashoggi, violando tra l’altro, come appendice all’efferatezza, l’articolo 55 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari.

Tutti, ma proprio tutti, compresi i cosiddetti mezzi d’informazione alternativi, o progressisti, o di sinistra….in Italia, definiscono Jamal Khashoggi sempre e solo il “giornalista” di origine saudita del Washington Post.

Caspita!

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