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La guerra mediatica è in corso

di Yailin Orta

Estratto dall’intervento di Yailin Orta, Direttrice del Giornale Granma, nel programma televisivo Mesa Redonda di giovedì 1 ottobre 2020.

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Come sfida essenziale, io focalizzerei ciò che significa la lotta ideologica contemporanea, che è molto acuta, molto complessa, perché Internet è un terreno minato, ma è anche un’opportunità per Cuba di mostrare la sua verità, esporla, moltiplicarla. Ma in questo scenario i confini sono sfocati. Siamo di fronte a una Task Force, progettata negli Stati Uniti. Le demonizzazioni contro Granma non sono spontanee, dietro di esse c’è tutta una campagna mediatica, che sostiene: “Attacchiamo il Granma”, perché stanno attaccando la simbologia, anche l’anima di ciò che significa il Partito Comunista di Cuba, ed è un modo di delegittimare, screditare la forza del Partito e, prendendo di mira il partito nel loro attacco, puntano anche contro l’unità nazionale.

In tutta questa campagna di odio, come ha recentemente affermato il presidente Miguel Díaz-Canel nel nostro Consiglio dei Ministri, ci sono campagne di linciaggio a cui stiamo assistendo, di odio viscerale e il più rozzo, che ha espressioni diverse e tutte sono articolate, perché c’è un sistema di media privati, che pure articola queste campagne. Un sistema che sta anche cercando di creare parallelismi con la nostra società civile e di cercare portavoce di una società civile pro-yankee. Tutto questo viene stimolato con quel sistema, con i presunti opinion leader prefabbricati, che perseguono anche questo complesso ambiente di aggressione, che non possiamo sottovalutare.

C’è un impulso a capitalizzare tutta la simbologia e la verità della Rivoluzione, ma oltre a questo stanno puntando a che l’emotività funzioni molto più della razionalità, e cercano il modo di centrare una matrice di opinioni, per stabilirla, e poi far sì questa matrice manipolatrice e distorsiva sia quella che prevale. È uno spazio [quello delle reti] in cui dobbiamo crescere perché molte persone si inibiscono, perché le persone non vogliono essere al centro di quegli attacchi, perché per di più ovviamente uno sta male, perché è un’aggressione con tutta l’ostilità.
Abbiamo la responsabilità, come giornalismo, di continuare a formare un recettore critico, che non sia vittima di queste manipolazioni, che abbia la capacità di reagire di fronte a uno scenario così complesso.

C’è un George Soros (1), che è come un è come il carro armato pensante dei democratici, e abbiamo anche i fratelli Koch (2), che pensano a tutti quei meccanismi, che stanno vedendo le possibilità di espandere il capitale attraverso tutto quello scenario, e Cuba lì è un baluardo di resistenza.
Quindi la guerra mediatica è in corso, non è qualcosa di astratto, e il quotidiano Granma e il suo gruppo devono crescere di fronte a uno scenario molto difficile e per questo abbiamo stretti collaboratori, personalità della cultura, perché non vogliamo solo restare nel nostro gruppo, ma far sì che questa famiglia cresca, perché dobbiamo continuare a sostenere la verità del Paese, con tutto ciò che implica il pensiero antimperialista e anticapitalista, la difesa del socialismo, che è quella formazione di coscienza costante, sentimentale ed emotiva da parte del giornale del Partito”.

Note:

1. George Soros: magnate statunitense creatore della Open Society Foundation, meccanismo di finanziamento attraverso progetti della società civile utilizzato per strategie di destabilizzazione e di cambio di regime che hanno dato origine alle cosiddette “rivoluzioni colorate” in paesi come l’Ucraina, la Georgia e la Serbia, e che hanno cercato di essere attuati in Venezuela, Nicaragua e Cuba.
2. Charles Koch, insieme a suo fratello David Koch, morto nel 2019. Imprenditori industriali e miliardari che sono stati tradizionalmente sostenitori finanziari e politici del Partito Repubblicano, compresa la campagna presidenziale di Donald Trump.

Traduzione di Mac2

Fonte: La Pupila Imsomne – Cuba

https://lapupilainsomne.wordpress.com