Venezuela: Amnesty International in Servizio all’Impero

di Roger D. Harris*

Zio Sam ha un problema nel suo “cortile di casa” sudamericano con quegli impetuosi venezuelani che insistono ad eleggere democraticamente Nicolás Maduro a presidente invece di bypassare il processo elettorale e installare l’agente statunitense non eletto Juan Guaidó.

Non importa, Amnesty International lo soccorre nella difesa a tutto tondo dell’imperialismo USA:

Di fronte a gravi violazioni dei diritti umani, carenza di medicinali e cibo e violenza generalizzata in Venezuela, c’è urgente fame di giustizia. I crimini contro l’umanità probabilmente commessi dalle autorità non devono rimanere impuniti”.  Dichiara Erika Guevara-Rosas, direttrice statunitense di Amnesty International.

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USA: il tour nazionale visita 35 città per dissipare le bugie degli Stati Uniti sul Venezuela

 

In fondo all’articolo pubblichiamo altre foto dal tour di Gloria La Riva

di Marissa Sanchez

Per contribuire a spezzare il blocco mediatico / governativo USA e l’offensiva contro il Venezuela, Gloria La Riva, organizzatrice del PSL (Partito per il Socialismo e la Libertà-ndt.) e giornalista di Liberation News, ha viaggiato in più di 35 città, condividendo le voci, i volti e la resistenza del popolo venezuelano che ha incontrato durante il mese in cui ha viaggiato in Venezuela. E ci sono altre città in che toccherà nel suo tour! 

Da Boston a Chicago, da Seattle a Los Angeles, i forum pubblici hanno attirato attivisti contro la guerra, studenti universitari e molte persone che si preoccupano semplicemente di una nuova minaccia di una guerra degli Stati Uniti contro il Venezuela. Sono ansiosi di apprendere, “Cosa sta succedendo in Venezuela?” E “Cosa si cela veramente dietro all’aggressione degli Stati Uniti?”

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Venezuela, Iran: Trump e lo Stato Profondo

Gli accadimenti in Venezuela e l’escalation della tensione fra Washington e Teheran sono stati presentati dalla stampa USA in modo fallace. Le dichiarazioni contraddittorie delle diverse parti negano ogni comprensione degli eventi. Per cui è importante approfondire l’analisi dopo aver verificato i fatti e completare il quadro con la disamina della contrapposizione fra le diverse correnti politiche dei Paesi coinvolti.

Una caricatura di John Bolton, forse il primo da sacrificare per le recenti sconfitte 

di Thierry Meyssan

La nuova situazione alla Casa Bianca e al Pentagono

Con le elezioni parlamentari del 6 novembre 2018 il presidente Donald Trump ha perso la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e il Partito Democratico ne ha dato per scontata la destituzione.

Sicuramente a Trump non può essere imputato nulla che ne giustifichi la rimozione, ma un clima isterico ha alimentato lo scontro fra le due componenti degli Stati Uniti, proprio come accadde per la guerra di secessione [1]. Da due anni i partigiani della globalizzazione economica inseguivano la pista russa e aspettavano che il procuratore Robert Mueller sancisse il preteso alto tradimento del presidente.

Mueller è noto per anteporre sempre l’interesse dello Stato federale alla verità e al diritto. Fu lui a inventarsi la pista libica per l’attentato Lockerbie, basandosi su una prova che più tardi la giustizia scozzese invalidò [2]. Sempre lui affermò che, negli attentati dell’11 settembre 2001, tre aerei furono dirottati da 19 pirati dell’aria mussulmani, nessuno dei quali però risultava nelle liste d’imbarco [3]. Si conoscevano le conclusioni della sua inchiesta sulle interferenze russe ancor prima che fosse iniziata.

Trump è stato quindi costretto a negoziare con lo Stato Profondo la propria sopravvivenza politica [4]. Non aveva scelta. L’accordo cui è sceso prevede l’attuazione del piano Rumsfeld-Cebrowski [5], a condizione però che il Paese non s’imbarchi in una grande guerra. In cambio, il procuratore Mueller ha voltato gabbana e assolto Trump da ogni accusa di tradimento [6].

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L’avventura di Washington si schianta in Norvegia

 

Nicolás Maduro: grande determinazione e fedeltà al chavismo

Il governo norvegese ha confermato l’incontro che ha avuto con i rappresentanti dell’opposizione e del governo di Nicolás Maduro per aprire un dialogo tra i due attori politici. Nella dichiarazione rilasciata, sottolineano che gli incontri sono in “fase esplorativa” e che la Norvegia sostiene la ricerca di una soluzione pacifica della situazione nel Paese. Nei giorni precedenti, media come Reuters riferivano che l’incontro si sarebbe tenuto il 15 maggio, dove le parti si erano incontrate separatamente coi rappresentanti della Norvegia. Da parte loro, fonti anonime consultate dalla Rete radiotelevisiva norvegese (NRK) dichiaravano che tali incontri, svoltisi a Oslo erano iniziati a Cuba, Paese che in parallelo svolge colloqui con Canada e gruppo di Lima sul Venezuela.

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Trump rimarrà solo o si cercherà altri carnefici?

di Elsa Claro

Si dice che Donald Trump abbia iniziato ad accorgersi che i principali componenti del suo governo siano degli affilati estremisti, troppo intransigenti. Per loro non esistono le sfumature, l’impiego della logica o il valore dei limiti. Sarebbe efficace che ciò che ha detto il presidente non si limitasse a uno dei tanti vaghi commenti, per depistare o eludere responsabilità. Il presidente ha detto che vogliono portarlo ad una guerra. Quale, tra i tanti conflitti esacerbati irresponsabilmente?

E’ molto interessante che un personaggio tanto straripante come chi dirige ora gli Stati Uniti, arrivi, presto o tardi a deduzioni di questo tipo. Ovviamente, devo ripetere, può ben trattarsi di un tweet destinato a ridistribuire le colpe od ad evitare alcune critiche. In altre parole: non è impossibile che ci sia poca o tanta dissimulazione in ciò che ha esposto.

Ma supponiamo che sia sincero, che abbia preso coscienza degli eccessi delle scelte politiche. In questo caso potremmo chiedergli perché premia Israele e neanche per caso riesce a richiedere allo stato ebraico il pagamento ai palestinesi delle terre e delle proprietà che sono state rubate negli ultimi settanta anni. Per un commerciante come lui il dare ed avere è la strategia migliore possibile tra quelle disponibili, per ottenere con la forza decisioni vantaggiose. Senza dubbio non può contare sulle sue tattiche.

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Stimolazione della speranza

Il noto blog di valutazione geopolitica The Saker ha recentemente pubblicato un articolo-analisi sull’ormai evidente declino dell’Impero anglo-americano, sottolineando il pericolo che la “bestia ferita”, in mano a strateghi dall’incedere quantomai poco accorto, possa terrorizzarci tutti. Chiude però con una nota di speranza che riportiamo per sollevare i cuori e perché si tratta di una lettura veramente reale di questi tempi.

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Ma se essere terrorizzati è una reazione naturale e assolutamente normale, dobbiamo superarla e resistere senza paura. Come fa Maduro, circondato dai suoi uomini.

Questo rifiuto di avere paura, anche se terrorizzati, è il modo in cui alla fine riusciremo a sconfiggere l’Impero! Il Venezuela è di gran lunga l’anello più debole nella catena della resistenza all’Impero. Ma guardate queste facce! Tutto quello che posso dire è: il coraggio dei ragazzini che proteggono non solo Maduro, ma anche la sovranità del loro paese, sia di ispirazione per tutti noi, non importa quanto siamo terrorizzati.

The Saker

Fonte: The Saker – Islanda

http://thesaker.is/

 

Trump e Medio Oriente: una lunga serie di fallimenti personali

Nel dibattito interno agli Stati Uniti sul timore di una nuova avventura militare in Medio Oriente, emergono differenti visioni. Alcuni analisti accusano il Presidente, e questo è il caso di cui presentiamo una importante disamina, mentre altri incolpano l’ormai decotta posizione di super-potenza unica degli USA.

di Melvin Goodman*

Molti presidenti americani hanno commesso un errore in Medio Oriente e nel Golfo Persico, ma il coinvolgimento personale di Donald Trump nella regione è stato particolarmente disastroso. Il presidente Eisenhower introdusse la CIA al mondo dell’azione segreta, quando ordinò il rovesciamento del governo legittimo dell’Iran nel 1953. Il presidente Reagan approvò una presenza di truppe statunitensi in Libano nel 1982 per strappare dal fuoco le castagne israeliane, lì a causa dei loro crimini di guerra a Beirut, offrendo prova alle nazioni arabe del sostegno unilaterale di Washington per Israele. Il presidente George HW Bush andò avanti con Desert Storm nel 1991, sebbene il presidente sovietico Gorbaciov avesse ottenuto l’impegno da Saddam Hussein di ritirare le sue forze dal Kuwait. Peggio ancora, il presidente George W. ha usato l’informazione falsa per giustificare un’invasione dell’Iraq nel 2003 che ha creato sedici anni di disordine in tutta la regione.

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La polizia degli Stati Uniti arresta quattro attivisti nell’Ambasciata del Venezuela

 

Il luogo dell’irruzione

L’autorità degli Stati Uniti hanno fatto irruzione oggi nell’Ambasciata del Venezuela in questa capitale e hanno arrestato quattro attivisti che contestavano che Washington consegnasse l’edificio all’opposizione del paese sudamericano.
La polizia ha fatto irruzione nell’Ambasciata del Venezuela per arrestare illegalmente il Collettivo di Protezione dell’Ambasciata, in violazione della Convenzione di Vienna e del diritto internazionale, denunciata su Twitter la co-fondatrice dell’organizzazione Code Pink, Madea Benjamin.
Poco dopo, l’attivista, che faceva parte di questa azione da oltre un mese nella sede diplomatica, ha confermato nel servizio di microblogging che le forze dell’ordine hanno arrestato le quattro persone rimaste all’interno dell’edificio situato al 1099 della 30th Street a Washington DC.

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Crisi bellica iraniana: cosa sta succedendo veramente?

I quattro cavalieri dell’apocalisse?

Ricordate le false notizie sulle “armi di distruzione di massa” usate dall’amministrazione Bush per iniziare una guerra contro l’Iraq nel 2003? L’amministrazione Trump sta tentando di mettere in scena una simile false flags (false bandiere) come pretesto per attaccare la Repubblica islamica dell’Iran. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno scatenato le piene sanzioni economiche contro l’Iran, creando disagi economici che colpiscono gli iraniani più poveri e più vulnerabili.

Alcuni nella dirigenza del Partito Democratico, preoccupati di ottenere voti nelle prossime elezioni, stanno cominciando a sollevare obiezioni, principalmente alla “mancanza di trasparenza” e alla “chiarezza” dei dati di spionaggio del Pentagono. Anche se questa potrebbe rimanere la mano dell’amministrazione Trump al momento, la politica generale di Trump, quella di marciare verso la guerra con l’Iran dopo le devastanti sanzioni che ha imposto al popolo iraniano, rimangono incontrastate.

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