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Oggi, 25 ottobre 2011, 40° voto ONU sul “bloqueo”…

Laura Pollán è morta. Era la capo-mercenaria delle Damas de blanco

E’ morta la pasionaria delle Damas de blanco, una delle mercenarie che più si è dedicata al tentativo di svendita al nemico della propria patria.

Nella foto Laura Pollán

Laura Pollán era ricoverata in terapia intensiva all’Ospedale Calixto García per una grave insufficienza respiratoria. Pollán era moglie del’ex prigioniero Héctor Maseda, uno dei 75 cosiddetti dissidenti condannati nel 2003.  Nonostante tutti questi prigionieri fossero stati scarcerati fin dal luglio 2010, le Damas de blanco di cui la Pollán era la fondatrice, hanno continuato a tentare manifestazioni evidentemente per non mettere in liquidazione la ditta che produceva notevoli proventi con i finanziamenti illegali provenienti dalla Florida. Infatti nonostante l’oggetto sociale fosse protestare fino alla liberazione dei parenti in carcere, anche dopo la loro fuoriuscita dal carcere la ditta Damas de blanco non si è messa in liquidazione. Negli ultimi periodi si era assistito a delle manifestazioni di protesta nei confronti di queste mercenarie da parte di molte donne cubane e anche su questo sito abbiamo riportato un video in merito. Utili soprattutto all’estero per le campagne di terrorismo mediatico contro Cuba,  erano praticamente sconosciute fuori da La Habana. Las Damas de blanco avevano ricevuto uno sconosciuto premio Sacharov dal Parlamento Europeo, succedaneo di dubbio gusto dei Premi Nobel. Quando sarà terminata, per utilità politica, la fase di appiattimento dell’Unione Europea sulle posizioni statunitensi contro Cuba, di questo premio non solo non sentiremo più parlare, ma visti gli alti scopi che ne caratterizzano l’assegnazione e soprattutto i nomi degli altri assegnatari, qualcuno dovrà pure sospenderlo nella vergogna. Otto anni di guadagni e di prebende per le Damas de blanco sono stati fin troppi. Ora dopo la folgorante ammissione del loro portavoce storico, che ha annunciato di essere in realtà un agente del servizio di sicurezza dello stato cubano (l’agente Emilio)

L’agente Emilio ad una manifestazione come “portavoce” delle Damas de blanco

che le controllava dall’interno, dopo che la stessa Pollán ha dovuto ammettere di aver ricevuto pagamenti da gruppi anti-cubani della Florida e in fine dopo la morte della stessa, crediamo che il marchio registrato “Damas de blanco” sia diretto verso il dimenticatoio. Se quelli che sostengono i costi della cosiddetta dissidenza ancora non sono soddisfatti dell’inutilità delle varie Damas colorate, della bloguera triste Sanchéz, dello scioperante della fame Fariñas, continuino pure a pagarli.

Una reale dissidenza per essere credibile deve raccogliere i fondi da se, trovare gli strumenti e le ragioni per attorniarsi di sostenitori, avere delle reali motivazioni per creare un movimento di opinione. Anche clandestinamente in tutte le dittature i movimenti di liberazione interni sono nati così. Se sono finanziati dalle mafie di altri paesi, come per anni ha fatto la mafia della Florida con le Damas de blanco, per esempio, finiscono prima o poi nel nulla. Se poi la dittatura non esiste proprio, se non che per i nemici esterni, questa supposta dissidenza trova il popolo stesso che la contrasta.

Il Notiziario n° 31 del 15 ottobre 2011

Leggi qui: AMICUBA31

Il Notiziario AmiCuba del 15 ottobre, il n°31

Leggi qui il Notiziario: AMICUBA31

Dichiarazioni dell’Ambasciatore di Cuba in Italia, Milagros Carina Soto Aguero

dal Granma del 12 ottobre 2011

Da più di 50 anni Cuba ha dovuto scontrarsi con una politica di terrorismo di stato criminale e sistematico promossa dagli Stati Uniti.  Come vittime del terrorismo sono deceduti 3478 cittadini e 2099 sono divenuti disabili a causa di azioni terroriste promosse dagli Stati Uniti negli ultimi 50 anni.

Sono deceduti anche cittadini di altri paesi come uno italiano (Fabio Di Celmo) ed altri cittadini guyanesi, delle Barbados e nordcoreani.

Gli autori intellettuali e materiali di vari di questi attentati passeggiano liberamente ed impunemente per le strade della Florida e si chiamano: Luis Posada Carriles, José Basulto, Antonio Veciana, tra altri.

Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, René González e Fernando González sono Cinque innocenti che soffrono da tredici anni per ingiusta e crudele detenzione. Hanno passato buona parte della loro gioventù in condizioni di regime carcerario particolarmente duro lontano dalla loro terra, dalle loro famiglie, dai loro amici, e sottomessi frequentemente a lunghi periodi di confino solitario.

Su di loro ricade anche una pena addizionale che dovrebbe farci vergognare. È la pena del silenzio. I Nostri Cinque compagni non esistono per le grandi corporazioni che controllano i cosiddetti mezzi d’informazione. Quei mezzi hanno alzato una muraglia che circonda il caso e rende praticamente impossibile conoscere la verità che loro incarnano.

I Cinque non hanno commesso altro che lottare contro il terrorismo. Il governo che li detiene non ha mai potuto presentare prove sul fatto che sono stati colpevoli delle principali accuse formulate contro loro.

Noi cerchiamo di abbattere questo muro di silenzio. Dobbiamo insistere direttamente sulle grandi corporazioni mediatiche denunciando costantemente la loro censura complice ed approfittando degli scarsi spiragli che offrono includendo, per esempio, la pubblicazione di annunci pagati.

Si deve reclamare ugualmente a tutti i mezzi alternativi che, in generale, non danno a questo tema un’attenzione prioritaria, che facciano un giornalismo autentico e creatore, capace di vincere la sonnolenza burocratica e soprattutto che escano dai modelli della dittatura mediatica globale.

La Procura nordamericana in un documento ufficiale del 25 maggio 2001 ha ammesso il suo fallimento rispetto alla peggiore accusa contro Gerardo. Questo scritto ha ora dieci anni ma continua ad essere ignorato. Così come si dimentica il documento ratificato il 2 settembre 2008 dalla riunione plenaria della Corte d’Appello di Atlanta che afferma, all’unanimità e varie volte, che in questo caso non esisteva alcuna prova che si fosse danneggiata la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, cioè, che non ci fosse niente vincolato allo spionaggio, e di conseguenza ha dichiarato nulle le due sentenze relative a questo tema.

Oltre a questi documenti, il governo nordamericano ha ammesso che era impossibile provare la loro colpevolezza, l’esito di questo processo è occultarli.

La farsa giudiziaria perseguita contro i Cinque a Miami gira intorno ad un’infame calunnia rispetto all’incidente del 24 febbraio 1996, quando sono state abbattute in acque cubane due aerei da turismo di un gruppo terrorista che per anni ha realizzato numerose provocazioni sul nostro territorio. Gerardo non ha assolutamente niente a che vede con questo incidente e lo stesso governo ha riconosciuto in questo documento che non poteva sostenere la sua falsa accusa.

Il governo degli Stati Uniti ha dovuto provare che il fatto fosse successo nello spazio internazionale per avere giurisdizione su di esso. I radar cubani mostravano che accadeva a Cuba, mentre i radar nordamericani davano informazioni contraddittorie o confuse. Con questo motivo la missione dell’Organizzazione d’Aviazione Civile Internazionale che ha fatto investigazioni sull’incidente ha richiesto a Washington che si consegnino le immagini prese dai satelliti degli Stati Uniti. Washington ha rifiutato di fornirle da quindici anni, ed ha rifiutato di farlo quando lo ha chiesto la difesa di Gerardo e continua a rifiutarsi.

L’altro argomento è sorto nel 2006 quando si è scoperto che il governo nordamericano ha consegnato abbondanti somme di denaro del bilancio federale a “giornalisti” che hanno scatenato una feroce campagna contro i Cinque e che hanno minacciato i membri della Giuria contro le reiterate proteste, dell’allora giudice Joan Lenard. Malgrado i numerosi sforzi del Comitato Nazionale per la Libertà dei Cinque ed altri amici nordamericani finora il governo USA ha rifiutato di rivelare tutto ciò che nasconde sulla sua cospirazione con i mezzi locali di Miami per condannare i nostri compagni.

Ci sono prove sufficienti per convincere chiunque della totale innocenza di Gerardo ed i suoi compagni, sono più che sufficienti affinché il Presidente Obama ordini la loro liberazione immediata ed incondizionata. Perciò i mezzi controllati da Washington impediscono alla gente di conoscere la verità.

René González, che ha compiuto 13 anni di detenzione, si è riunito con le sue due figlie, suo fratello e suo padre, che hanno ricevuto visti degli Stati Uniti per essere presenti quando è uscito da una prigione della Florida, lo scorso 7 ottobre. La madre e la moglie non hanno ricevuto visti per aspettarlo fuori dal carcere, alla sua uscita; ma René dovrà ancora compiere tre anni di libertà condizionale negli Stati Uniti.  Incredibilmente, i Pubblici Ministeri vogliono che René rimanga negli Stati Uniti per compiere quei tre anni di libertà vigilata, come ha detto il suo avvocato Philip Horowitz. L’argomento della difesa è che sono tre anni di pena addizionale, lontano dalla sua famiglia. Alla moglie  le si impedisce di mettere un piede negli Stati Uniti, da 10 anni non lo vede, e questo è un altra pena addizionale.

Noi vi chiediamo di rompere questo silenzio, che scriviate su questi temi e che pubblichiate la verità.

La normalizzazione dei rapporti tra Cuba ed USA dipende più dagli Stati Uniti che da Cuba. Il Presidente Raúl Castro ha offerto tante volte la sua disposizione a dialogare con questo paese a partire dal rispetto mutuo, di reciprocità e di non ingerenza sugli argomenti interni. L’amministrazione del Presidente Obama ha respinto tutte queste proposte.

La retorica diplomatica statunitense per giustificare l’imposizione di sanzioni economiche a Cuba non ha smesso di cambiare per decenni, si rinnova ogni certo tempo. All’inizio della Rivoluzione si trattava delle nazionalizzazioni e delle proprietà nordamericane. Poi dell’alleanza con l’Unione Sovietica. Poi dell’intervento cubano in Africa per lottare contro l’apartheid. Nel 1991, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, invece di normalizzare i rapporti con Cuba, gli Stati Uniti hanno rinforzato il loro stato d’assedio economico contro la popolazione cubana e ha presentato l’argomento dei diritti umani e dei prigionieri politici. In questo momento, tutti i prigionieri cosiddetti politici sono stati liberati e secondo Amnesty International non c’è oggi nessun prigioniero politico a Cuba e nonostante ciò, l’Amministrazione Obama si rifiuta di cancellare le sanzioni economiche.

Il blocco degli USA è costato a Cuba 751 miliardi di dollari, si mantiene, si è rinforzato dall’arrivo al potere di Barack Obama, così come si è intensificata la persecuzione contro gli attivi cubani nelle banche internazionali, cercando, e a volte riuscendo, d’internazionalizzare leggi e multare terzi per aver commerciato con Cuba.

Il blocco è stato condannato per 19 anni consecutivi nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ed è rimasto; quest’anno si tornerà a votare.

Denunciando ciò si fa un atto di moralità, rompere questo silenzio è un atto di responsabilità.

Per spiare Cuba fu usato anche un criminale nazista

Il Gaswagen:

Da spietato cacciatore di partigiani in Italia – nonchè ideatore di camere a gas mobili in Polonia -, ad agente dei servizi segreti della Repubblica Federale Tedesca, con l’incarico di tenere d’occhio quanto accadeva a Cuba. I media tedeschi hanno pubblicato nei primi giorni di ottobre i documenti resi noti dal ‘Bundesnachrichtendienst’ (Bnd), il servizio segreto della Repubblica Federale Tedesca, dai quali emerge che Walther Rauff  è stato al loro servizio tra il 1958 e il 1962 per operazioni di spionaggio relative a Cuba. Rauff era stato un  funzionario del Ministero della Marina Tedesca fino al 1937. L’anno successivo venne arruolato nelle SD (Sicherheitsdienst) il servizio segreto delle SS capitanato da Reinhard Heydrich, per poi passare a capo della sezione tecnicha (Gruppe II D) della RSHA (Reichssicherheitshauptamt), un dipartimento creato da Heinrich Himmler nel 1939, che raggruppava Gestapo, SD e Kripo, ossia la polizia criminale. Raggiunse il grado di SS-Obersturmbannfuhrer diventando il principale realizzatore dei tristissimi Gaswagen. Questi veri e propri autobus della morte, provocata da gas, furono utilizzati dai nazisti, principalmente in Polonia intorno alla zona di Chelmno (in tedesco Kulmhof) come strumento di sterminio per un numero di persone stimato tra le 100.000 e le 150.000. Ebbe poi incarichi di ‘intelligence’ in Italia per l’individuazione e la caccia mirata a dirigenti partigiani. Dopo la disfatta del Reich, per sfuggire ai processi si rifugiò in Cile, forse tramite la cosiddetta “via dei topi”. A Santiago si sospetta sia stato un doppio agente segreto sia della Germania Federale (che conferma con la documentazione recentemente resa pubblica), a danno di Cuba e dei suoi  rapporti con l’allora campo socialista (specialmente con la DDR), sia dello stato d’Israele per il quale avrebbe operato come doppiogiochista infiltrato tra i gerarchi nazisti riparati, come lui, in sud America. Sono in corso ricerche per confermare i soggiorni presso la non lontana San Juan de Bariloche in Argentina, noto luogo di rifugio della crema nazista riparata sotto l’equatore. Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, fu smascherato proprio a Bariloche. Rauff è morto nel 1984 a Santiago del Cile. Abbiamo spesso collegato, non a caso, l’operatività del Piano Condor attuata tra i paesi sudamericani negli anni ’70 e la presenza di “esperti” nazisti con base in Argentina, Paraguay e Cile.

(fonte El Mercurio – quotidiano di Santiago del Cile)Il criminale nazista Walther Rauff

A 44 anni di distanza dall’omicidio del CHE sempre con la bandiera in alto

Sarà sempre ricordato come lo statista che per dare speranza agli ultimi è ritornato alla vita selvaggia del guerrigliero. Sarà sempre ricordato per la sua coerenza e per la sua onestà intellettuale. Sarà sempre ricordato perchè la futura umanità non potrà prescindere dal suo messaggio e dal suo esempio.

¡ HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!

Il 9 ottobre di 44 anni fa veniva assassinato barbaramente in Bolivia e la validità del suo messaggio sull’unificazione del continente sudamericano avanza nonostante la potenza ancora schierata dall’impero colonialista e capitalista in quelle regioni. Non bisogna quindi tralasciare di studiare quello che a lasciato come esempio, visto la costante attualità del suo pensiero.

Il 9 ottobre ricorre il 44° dell’assassinio del CHE – Lo ricordiamo con una iniziativa a cui invitiamo tutti a partecipare

Il sacrificio del CHE e dei suoi compagni di lotta in Bolivia sarà ricordato anche in Italia e tra le varie iniziative promuoviamo anche quella di Collegno, vicino a Torino, dove esiste da anni una piazza a lui dedicata.  Sarà l’occasione per ribadire l’attualità del suo pensiero viste le evoluzioni socio-politiche del sub continente americano, molte delle quali si rifanno esplicitamente al suo messaggio. Oltre al Console Generale di Cuba in Italia, saranno presenti il Sindaco di Collegno, rappresentanti dell’ANPI, il Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Cuba e Don Andrea Gallo. Invitiamo tutti ad organizzarsi per una domenica pomeriggio piemontese nel ricordo del CHE.

Il Notiziario AmiCuba n°30 del 30 settembre 2011

Leggi qui : AMICUBA numero 30 del 30 settembre 2011

A Roma, incontro e dibattito per ricordare il 44° dell’assassinio del CHE

sabato 8 ottobre 2011:

44° anniversario dell’assassinio di

Ernesto “CHE” Guevara

INCONTRO DIBATTITO

L’ATTUALITÀ DEL

PENSIERO RIVOLUZIONARIO DEL

“CHE”

(dalle ore 17 alle ore 19, nella Sala Di Liegro della Provincia di Roma, in via IV Novembre 119)

INTERVENGONO: Gianni Minà direttore della rivista Latinoamerica

Luciano Vasapollo direttore della rivista Nuestramerica e docente alla Sapienza Università di Roma


Alessandra Riccio
direttore responsabile della rivista Latinoamerica,docente all’Università Orientale di Napoli


Nel corso della serata
verrà presentato il libro “Racconti di Cuba”di Alessandra Riccio

Coordina Franco Forconi ,segretario del Circolo Italia-Cuba di Roma“Julio Antonio Mella”

(((Con il patrocinio e la partecipazione della Ambasciata di Cuba)))

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