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Il Notiziario AmiCuba n° 33.

Leggi qui:AMICUBA33

Riportiamo un articolo di Hernando Calvo Ospina sul Perido Especial cubano

Hernando Calvo Ospina è un noto giornalista colombiano che da anni risiede e lavora in Europa. E’ un attentissimo osservatore della realtà latino americana. E’ autore di molti libri, di inchieste per riviste di geopolitica e pubblica un blog.

Hernando Calvo Ospina

Questo è un articolo imprescindibile, fondamentale per capire bene la situazione cubana, quella di ieri nel periodo più duro e quella di oggi. Noi sostenitori di Cuba avremmo dovuto accettare scommesse con la scadenza ventennale. Incasseremmo ora tante vincite…da destinare alla solidarietà con l’Isola Ribelle!

Cuba, ricordi del “Periodo especial”

di Hernando Calvo Ospina

(articolo originale qui: http://hcalvospina.free.fr/spip.php?article358)

Nel 1991 accadde l’incredibile: l’Unione Sovietica collassò. Per l’ effetto domino la stessa sorte toccò agli altri paesi del mondo socialista. Tuttavia uno di questi non passò al campo capitalista, proprio quello che possedeva meno risorse strategiche: Cuba. La caparbietà   caraibica  nasceva dal fatto che il suo sistema politico era adeguato allo sviluppo della sua società e che non c’era motivo di cadere ancora nelle mani dell’ Impero. Cuba si ritrovò senza i suoi principali partner commerciali, quelli che avevano permesso gli scambi tra navi di zucchero con petrolio e alimenti. Gli Stati Uniti e i paesi dell’ Europa occidentale approfittarono della situazione per raddoppiare l’embargo, per negarle la possibilità di accesso al credito e perfino l’ acquisto di aspirine. Cuba era sola al mondo. Per questo venne decretato il “periodo speciale in tempo di pace” che praticamente significò una gravissima crisi economica. La parola “non c’è” divenne l’espressione più comune del vocabolario quotidiano. Non c’era riso, ma nemmeno sapone, sale, carta igienica e ancor meno benzina. Andò sempre peggio. Arrivarono bastonate da tutte le parti, perfino da dove non si sarebbe mai immaginato. Molti di quelli che si erano strappate le vesti per difenderla nei tempi delle vacche grasse, preferirono abbandonarla per iniziare a denigrarla. Furono molte le organizzazioni politiche che si proclamavano di sinistra che assunsero come principio quello di attaccare Cuba. Per ironia, in alcuni paesi europei, il governo cubano era più rispettato dalle destre.
Restammo in pochi, pochissimi, quelli che continuavano ad avere fiducia nel fatto che Cuba ce l’avrebbe fatta. Anche se ogni mattina ci svegliavamo con la paura di scoprire che la rivoluzione cubana era naufragata nel mar dei Caraibi e che un altro sogno di una società più giusta era affondato con lei. Cominciarono a guardarci in modo strano. Quelli che fino a ieri ci chiamavano compagni o compañeros, ci attaccavano ora con appellativi che rasentavano la volgarità. Come minimo ci chiamavano “dinosauri”, perché eravamo rimasti indietro nella storia. Ricordo che così mi trattò un rinnegato dirigente europeo che incontrai all’ aeroporto di Madrid quando gli dissi che stavo ritornando da L’Avana. Risposi soltanto con questa frase che imparai una volta e che poi non ho più dimenticato: “Preferisco essere un dinosauro che avanza dritto piuttosto che un moderno scimpanzé che salta di ramo in ramo”.
Disprezzati, facevamo quello che potevamo per renderci utili. La maggior parte di questo gruppetto solidale lavorava come formichine, cercando e portando di tutto: medicine, matite, vestiario e cibo. Nella foga di contribuire portavamo giocattoli che duravano poco perché funzionavano a pile, che a Cuba erano diventate introvabili. I pochi aerei della Cubana che ancora volavano, sembravano camion da carico, portando anche l’impensabile. Altre compagnie aeree, va riconosciuto, chiudevano gli occhi davanti all’ esagerato eccesso di peso che veniva caricato in cabina. Un giorno, in volo, sognai che un maiale usciva correndo dal corridoio dell’aereo, sapendo quello che gli sarebbe successo al suo arrivo. Quando mi svegliai c’era intorno una gran chiasso, quasi una festa intorno a una chitarra e una “Guantanamera”.
Le notti a L’Avana o a Santiago trascorrevano nella quasi totale oscurità . Il silenzio era angosciante. Il caldo orribile, l’acqua fresca scarsa perché l’elettricità era razionata. A volte, con un poco di fortuna, fino a 20 ore al giorno, nei momenti più duri del cosiddetto Periodo Speciale. La prostituzione, sconosciuta per la generazione cresciuta con la Rivoluzione, penetrò in molte località turistiche. Il futuro era incerto. Eppure tra tante necessità, non perdevamo occasione per festeggiare qualcosa. Appariva sempre una bottiglia di rum e qualche cibo inventato. Perché le “invenzioni” ebbero un ruolo fondamentale nel Periodo Speciale. E la voglia di fare l’amore non mancava mai anche se nello stomaco c’era appena un poco di riso e una polpetta “inventata” a base di buccia di banana condita con aglio. A quei tempi andai a Miami e New York per realizzare un reportage sui gruppi controrivoluzionari cubani, la maggior parte di loro coinvolti in azioni terroristiche[1]. Volevo sapere che cosa avrebbero offerto a una Cuba post rivoluzionaria. Niente di buono. “Tornare per vendicarsi”. Con questa celebre frase uno dei capi di questi gruppi chiese a Washington 48 ore di “licenza” per ripulire dai “castristi” l’isola il giorno dopo la caduta della Rivoluzione. Avevano bene chiaro in mente che sarebbero serviti soltanto da avamposto per il ritorno di Washington. Sarebbero stati i fantocci che prestavano il volto a un governo dal quale avrebbero ottenuto solo ottenuto briciole. Era tale la sicurezza che la Rivoluzione sarebbe crollata nel giro di pochi giorni, che a Miami faticai parecchio per trovare una valigia. Le avevano comprate tutte perché dicevano “tanto domani si parte”. Avranno ormai le cerniere ammuffite per tanta attesa. E Washington prometteva e prometteva. Reagan, Bush padre, Clinton e Bush figlio ricevettero milioni di dollari dalla Florida come contributo alle campagne presidenziali, e molti voti, perché avevano giurato che durante il loro governo si sarebbe festeggiata la “Cuba libera”. Intanto Washington serrava il blocco ed esigeva a tutti i paesi di fare lo stesso. Quasi tutti acconsentirono, iniziando da quelli europei. Si negava e si nega ancora oggi a Cuba perfino l’acquisto di una bambola contenente anche solo una vite fabbricata da una ditta statunitense.
I dollari e gli euro scorrevano a fiumi per creare “dissidenti” nuovi e per continuare a pagare quelli già esistenti. Oltre alla Sezione di Interessi degli Stati Uniti a L’Avana, la SINA, le ambasciate di Polonia, Spagna e Olanda tra le altre, divennero centri di reclutamento. Lo stesso governo del presidente francese Jacques Chirac chiese al direttore della rispettabilissima ONG, CIMADE, di realizzare un rapporto speciale. Costui lo fece alle spalle dei suoi ricercatori e subalterni. Sulla base di questo documento fu concesso il premio più importante per i diritti umani a un “dissidente” cubano. [2] Cuba andava avanti. Incolume. Avvicinandosi al nuovo secolo l’economia cominciò a risollevarsi. Si dice, anche se sembra che non sia una delle mille storielle con le quali ridevano della loro situazione gli stessi cubani, che i pochi gatti rimasti tirarono un sospiro di sollievo. Non dimentichiamo che questi animali somigliano molto a un coniglio, dopo essere stati spellati. Già lo avevano constatato gli europei alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nessuno capiva, né ieri e nemmeno oggi, come i cubani riuscirono a venir fuori da un momento simile. La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, ai quali Cuba non aveva il diritto ad accedere per ordine di Washington, designarono esperti perché lo spiegassero. Non trovarono risposta.
Anche’  io feci le mie ricerche. I cubani mi raccontarono che un giorno Fidel disse loro: “ce la faremo”. E la stragrande maggioranza di loro gli credette. Sicuramente questo non era sufficiente. Quello che non vollero vedere gli esperti era che la fiducia nel valore della LORO Rivoluzione portò ai cubani unità, coraggio, ottimismo e le energie indispensabili.
Durante sette anni, tanto durarono i momenti più terribili di questa situazione, non si pensò mai di privatizzare una scuola, una università o ancor meno un consultorio medico . Nessuna delle principali conquiste sociali della Rivoluzione fu toccata. Anche se i mezzi erano scarsi e umili, nessuno morì per mancanza di cure mediche, né ai bambini furono negati gli strumenti scolastici o il bicchiere di latte quotidiano.
In una sola occasione si ebbero incidenti, con vetrine rotte e saccheggi. Accadde a L’Avana. Sembra che questo colse di sorpresa i vertici del governo. Fidel si trovava nel Consiglio di Stato e ordinò di andare dove stava succedendo, nel Malecón. Giunse in una jeep senza scorta. Raccontano che scese, avanzò e si fermò davanti a quelli che protestavano. Disse loro di tirare a lui le pietre, perché come primo dirigente del paese, era il responsabile della situazione. E … tutti iniziarono ad acclamarlo! Era finita la protesta appena iniziata. L’unica in tutta la storia della Rivoluzione. Senza ombra di dubbio, e nemmeno questo tennero in conto gli economisti da scrivania, le Forze Armate Rivoluzionarie, FAR, ebbero un ruolo fondamentale nella crescita dell’ economia. Il ministro di allora, oggi presidente del paese, Raúl Castro, aveva già esperienza in economia di guerra. E non da un giorno, ma fin da quando stava nelle montagne cubane, combattendo da guerrigliero contro la dittatura. Nella parte orientale del paese creò una specie di “repubblica indipendente” nel 1958, a soli 27 anni. Alla guida del Secondo Fronte Orientale “Frank País”, organizzò uno stato rivoluzionario che si auto sosteneva dal punto di vista alimentare e che aveva perfino un servizio postale ed aereo. Quello che oggi sta cercando di fare Raúl affinché il paese non spenda più tanto denaro per l’importazione di alimenti in realtà fu una esperienza già messa in pratica dalle FAR. Queste svilupparono durante il periodo speciale le imprese a più alto rendimento economico, che continuano ad esserlo ancora oggi. Per realizzare questo, Raúl Castro allora fece affidamento su uno dei migliori esperti in materia, il generale Julio Casas Regueriro, attuale ministro delle FAR, scomparso lo scorso 3 settembre.
Oggi, quando si cammina la mattina per le strade di L’Avana e si vedono gli autobus in servizio, quando gli ascensori funzionano senza problemi fino all’ ultimo piano, si ha la dimostrazione che il periodo più buio è passato.
Ancora c’è molto da fare. Sicuramente con l’esperienza tratta dagli errori, sommata all’unità di questo popolo e alla fiducia che ha nella sua Rivoluzione, si continuerà a costruire.

Note:

1) ¿Disidentes o mercenarios?. Calvo Ospina / Declercq. Vosa, Madrid, 1998.

2) Idem

“Occupy” viene da lontano e il Comitato statunitense per i 5 c’era

Certo non tutti gli utenti possono capire in questo video le parole dell’intervento di Gloria La Riva, coordinatrice del Comitato Nazionale per la Liberazione dei Cinque degli Stati Uniti, ma la passione con cui vengono pronunciate e il contesto in cui sono diffuse, si.
Si tratta dello spazio concesso al Comitato per i 5 sul palco della manifestazione annuale per chiedere la fine delle guerre statunitensi con particolare riferimento a quella dell’ Irak
nel 7° anniversario dell’invasione. La manifestazione si svolgeva a San Francisco davanti
alla sede delle istituzioni federali presenti in città. Era una manifestazione che raccoglieva l’anima della sinistra radicale statunitense, che si svolgeva nel 2010 e che era il fattore precursore delle attuali dimostrazioni di “Occupy”.

Il Notiziario n° 32 del 31 ottobre

Leggi qui: AMICUBA32

Il video dell’intervento di Don Andrea Gallo alla commemorazione del Che

Mettiamo a disposizione l’ultimo video documento della giornata dedicata alla commemorazione del Che svoltasi il 9 ottobre a Collegno, in Piemonte.
A Collegno si trovano una piazza e un monumento dedicati al Che.

RESISTENZA E SOLIDARIETA’———– Collegno, 9 ottobre 2011 from Assoc. Amicizia ITALIA-CUBA on Vimeo.

Manifestazione del 9 ottobre a Collegno per ricordare l’assassinio del Che.

Inseriamo i primi video della manifestazione del 9 ottobre a Collegno per ricordare l’assassinio del Che.

RESISTENZA E SOLIDARIETA’———– Collegno, 9 ottobre 2011 from Assoc. Amicizia ITALIA-CUBA on Vimeo.

RESISTENZA E SOLIDARIETA’———– Collegno, 9 ottobre 2011 from Assoc. Amicizia ITALIA-CUBA on Vimeo.

RESISTENZA E SOLIDARIETA’———– Collegno, 9 ottobre 2011 from Assoc. Amicizia ITALIA-CUBA on Vimeo.

RESISTENZA E SOLIDARIETA’———– Collegno, 9 ottobre 2011 from Assoc. Amicizia ITALIA-CUBA on Vimeo.

Gli Stati Uniti isolati per la ventesima volta all’ONU

Vittoria della diplomazia cubana

Per la ventesima volta di seguito, gli Stati Uniti, sono stati battuti con una votazione plebiscitaria contro il blocco che da mezzo secolo praticano contro Cuba. Naturalmente in onore alla verità e all’informazione corretta i quotidiani e i telegiornali italiani, non ne hanno fatto parola.

Se Raúl Castro ha il mal di pancia viene mostrata in TV l’improbabile  colonscopia. Se la blogera triste, mette sul suo sito l’intervista con le risposte di Obama e Wikileaks dimostra pubblicandone i documenti,  che si è trattato di una balla colossale nessuno lo riporta.  Se all’ONU gli Stati Uniti vengono ridotti da vent’anni a un isolamento totale….silenzio da dittatura!

Quello che segue è il Comunicato Stampa dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba:

Comunicato Stampa dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba

Il 25 ottobre 2011, per il ventesimo anno consecutivo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato l’illegale blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti impongono alla Repubblica di Cuba da quasi cinquant’anni. Il risultato di quest’ultima votazione è stato di 186 voti a favore della eliminazione del blocco, 2 contro e 3 astenuti.

Questa ennesima votazione dimostra inequivocabilmente come il Governo degli Stati Uniti continui a permanere al di fuori delle leggi internazionali.

E non si tratta solo del blocco economico, commerciale e finanziario. Vi è l’occupazione abusiva di una parte del territorio cubano, la base di Guantánamo, dove gli Stati Uniti hanno installato una base militare in cui si pratica la tortura. Vi sono i sostegni a gruppi terroristici che dalla Florida organizzano azioni contro Cuba, in violazione di accordi internazionale sottoscritti per la lotta contro il terrorismo. Vi è la detenzione nelle carceri statunitensi di quattro cubani (più uno attualmente in libertà vigilata) che monitoravano l’attività di questi gruppi a difesa del proprio popolo, giudicati e condannati in un processo-farsa a Miami, processo definito illegale il 27 maggio 2005, per come si è svolto, dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni Arbitrarie in violazione dell’articolo 14 della Convenzione Internazionale sulle Libertà Civili e Politiche, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Vi è una sentenza di condanna espressa dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che gli Stati Uniti continuano a non rispettare nonostante i ripetuti richiami, per l’uso illegale del marchio “Havana Club”.

Chiediamo alle autorità italiane un maggiore impegno diplomatico per una rigorosa applicazione delle leggi internazionali che regolano i rapporti tra gli Stati. La convivenza pacifica è possibile ottenerla solo con il reciproco rispetto da parte di tutti e non permettendo il dilagare dell’arroganza da parte dei potenti.

Segreteria Nazionale

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

Oggi, 25 ottobre 2011, 40° voto ONU sul “bloqueo”…

Laura Pollán è morta. Era la capo-mercenaria delle Damas de blanco

E’ morta la pasionaria delle Damas de blanco, una delle mercenarie che più si è dedicata al tentativo di svendita al nemico della propria patria.

Nella foto Laura Pollán

Laura Pollán era ricoverata in terapia intensiva all’Ospedale Calixto García per una grave insufficienza respiratoria. Pollán era moglie del’ex prigioniero Héctor Maseda, uno dei 75 cosiddetti dissidenti condannati nel 2003.  Nonostante tutti questi prigionieri fossero stati scarcerati fin dal luglio 2010, le Damas de blanco di cui la Pollán era la fondatrice, hanno continuato a tentare manifestazioni evidentemente per non mettere in liquidazione la ditta che produceva notevoli proventi con i finanziamenti illegali provenienti dalla Florida. Infatti nonostante l’oggetto sociale fosse protestare fino alla liberazione dei parenti in carcere, anche dopo la loro fuoriuscita dal carcere la ditta Damas de blanco non si è messa in liquidazione. Negli ultimi periodi si era assistito a delle manifestazioni di protesta nei confronti di queste mercenarie da parte di molte donne cubane e anche su questo sito abbiamo riportato un video in merito. Utili soprattutto all’estero per le campagne di terrorismo mediatico contro Cuba,  erano praticamente sconosciute fuori da La Habana. Las Damas de blanco avevano ricevuto uno sconosciuto premio Sacharov dal Parlamento Europeo, succedaneo di dubbio gusto dei Premi Nobel. Quando sarà terminata, per utilità politica, la fase di appiattimento dell’Unione Europea sulle posizioni statunitensi contro Cuba, di questo premio non solo non sentiremo più parlare, ma visti gli alti scopi che ne caratterizzano l’assegnazione e soprattutto i nomi degli altri assegnatari, qualcuno dovrà pure sospenderlo nella vergogna. Otto anni di guadagni e di prebende per le Damas de blanco sono stati fin troppi. Ora dopo la folgorante ammissione del loro portavoce storico, che ha annunciato di essere in realtà un agente del servizio di sicurezza dello stato cubano (l’agente Emilio)

L’agente Emilio ad una manifestazione come “portavoce” delle Damas de blanco

che le controllava dall’interno, dopo che la stessa Pollán ha dovuto ammettere di aver ricevuto pagamenti da gruppi anti-cubani della Florida e in fine dopo la morte della stessa, crediamo che il marchio registrato “Damas de blanco” sia diretto verso il dimenticatoio. Se quelli che sostengono i costi della cosiddetta dissidenza ancora non sono soddisfatti dell’inutilità delle varie Damas colorate, della bloguera triste Sanchéz, dello scioperante della fame Fariñas, continuino pure a pagarli.

Una reale dissidenza per essere credibile deve raccogliere i fondi da se, trovare gli strumenti e le ragioni per attorniarsi di sostenitori, avere delle reali motivazioni per creare un movimento di opinione. Anche clandestinamente in tutte le dittature i movimenti di liberazione interni sono nati così. Se sono finanziati dalle mafie di altri paesi, come per anni ha fatto la mafia della Florida con le Damas de blanco, per esempio, finiscono prima o poi nel nulla. Se poi la dittatura non esiste proprio, se non che per i nemici esterni, questa supposta dissidenza trova il popolo stesso che la contrasta.

Il Notiziario n° 31 del 15 ottobre 2011

Leggi qui: AMICUBA31

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